martedì, settembre 25, 2007

I volontari dell'innovazione 


Una volta scrissi sul blog che in Italia esiste una forte resistenza al cambiamento, ad ogni livello. Forse è più corretto definirla un'incapacità di cambiare, poichè anche la resistenza è conseguenza di un'azione.

Da noi il cambiamento è soprattutto a carico dei volontari che in ogni ambito, decidono di sacrificare tempo, denaro ed energie per costruire qualcosa di nuovo.

Se il "nuovo" avrà successo, verrà poi copiato e si cercherà di riprodurlo in serie, altrimenti dimenticato.

Ma cosa si copia? Solitamente solo la superficie, i contenitori, gli involucri, la forma. E' molto più difficile riprodurre dinamiche relazionali da parte di chi non le ha sperimentate e metabolizzate.

Chi ha provato a cavalcare la tigre aprendo repentinamente un blog, entrando su Second Life, pubblicando video su You Tube, senza averne assorbito la cultura, si è spesso bruciato le mani.

Il periodo di transizione che stiamo vivendo richiede nuovi schemi mentali e nuovi strumenti.
La rete non è più intesa alla stregua di un nuovo medium, ma è oggi (più che mai) una sorta di palestra dove vengono sperimentate nuove dinamiche relazionali, nuovi linguaggi, nuovi formati, nuovi contenuti e nuovi strumenti, in tempo reale e senza paracadute.

Il cambiamento è così veloce che il terreno ci scompare da sotto i piedi, abbiamo bisogno di nuovi riferimenti che non potremo trovare da soli.

Ecco che le persone comiciano ad organizzarsi e mettersi insieme per definire nuovi modelli e nuove metriche per la comunicazione ed il marketing o per sperimentare nuovi linguaggi neo televisivi. Gli esperimenti sono naturalmente molti di più.

Quello che al di fuori della rete si stenta a comprendere è che l'utilizzo di nuovi strumenti con vecchie logiche non solo sarà inefficace, ma totalmente devastante.

Occorre rifondare la comunicazione di impresa a partire dai termini utilizzati. Per me non è superfluo tornare indietro e rileggere i classici della comunicazione con occhi nuovi, per cercare di comprendere cosa sia realmente cambiato e cosa invece rimasto immutato.

C'è un forte bisogno di razionalizzazione delle esperienze fatte in rete. Dobbiamo infatti definire nuovi modelli teorici e applicativi e lo ripeto, nuove metriche di riferimento da poter sperimentare.

I volontari non hanno nulla da perdere, non hanno niente da dover difendere. Partire da zero è molto difficile ma anche molto stimolante.

Stare a guardare è sicuramente un atteggiamento prudente e talvolta saggio, ma in questo momento molto rischioso. Cosa succederà nelle Università quando gli studenti ne sapranno più dei docenti grazie alla rete? Cosa succederà nelle aziende, nelle agenzie di comunicazione, nei centri media?

Ai volontari non interessa fare previsioni, loro si buttano e il nuovo lo creano, con pochi capitali e con poche risorse, ma cresceranno, perchè questo è il loro momento.

5 Comments:

Blogger Tommaso said...

grazie Maurizio. Bel post ;)

25/9/07 15:12  
Blogger Salvatore Ditaranto said...

Grazie... hai descritto perfettamente quello che in molti stiamo provando in questo preciso momento... se potessi usare un aggettivo direi che è un post molto "smart"... nel senso di acuto... come lo intende l'autore di "fight club"

25/9/07 15:29  
Anonymous markingegno said...

Ho provato a dire qualcosa di simile qui, chissa' se ci sono riuscito.

http://www.cutslink.com/webtv

Il post e' stato pubblicato oggi, ma lo avevo scritto un paio di giorni fa, quindi eventuali parallelismi sono dovuti solo a sintonia di pensiero.
;)

25/9/07 17:58  
Blogger Marco Dal Pozzo said...

Maurizio,
non so se la domanda e' pertinente a questo post. Ma cosi', a pelle, e' la prima che mi e' venuta in mente e te la faccio:

all'innovazione, alla comprensione di certe dinamiche (quelle del Marketing e della Comunicazione sul Web) e' propedeutica o no una formazione classica di Marketing e Comunicazione?

Cioe': si puo' sperare di innovare senza conoscere le basi di queste scienze?

Non potro' mai fare un teorema e dimostrarlo senza avere le basi della matematica e/o della fisica. O no?

26/9/07 10:06  
Blogger Maurizio Goetz said...

Marco ti rispondo senza alcuna esitazione. La mia risposta è no, non si può. Si può comprendere l'arte astratta senza aver studiato l'evoluzione dell'arte raffigurativa? Per me no. La conoscenza è un processo di approssimazioni successive che parte sempre da un livello preesistente. Studiare i classici del marketing e della comunicazione è assolutamente indispensabile. Vanno letti e riletti con nuove lenti, perchè molte cose rimangono assolutamente immutate.

26/9/07 10:21  

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