martedì, marzo 20, 2007

La superficialità nell'era del web 2.0 

Le premesse:

Marco scrive un post sulle spammamicizie al tempo dei blog. Vittorio critica il modo in cui i temi che riguardano la rete diventano argomenti alla moda (ne aveva anche parlato Mauro Lupi in passato).

Comprendo perfettamente il disagio di persone che vivono la rete da tanto tempo e che ne hanno assorbito i valori. Mi sento anche io a disagio quando come consulente aziendale mi scontro con una mentalità che ritiene che tutto possa essere acquistato e le relazioni gestite.

Da tempo cerco di riflettere sul problema dell'alta velocità dei cambiamenti, come alibi per chi passa di cambiamento in cambiamento, senza fare un'adeguata introspezione.

La società sta diventando liquida, il marketing sta diventando liquido, dove il termine liquido ha connotazioni positive. Liquido vuol dire in movimento, significa fluido, scorrevole. Il liquido arriva dappertutto è democratico non si ferma davanti ai muri, li attraversa.

Il liquido vuole superare il solido quando è incacrenito, ammuffito, stantio, ma ad un certo punto il liquido si deve solidificare, perchè non si può costruire sul liquido. Le relazioni sia personali sia di affari, quando sono liquide non hanno barriere sono aperte, ma devono poi solidificarsi.

Citando Bauman nella sua introduzione al suo bellissimo libro

..."l'abitante della nostra società liquido-moderna e i suoi successori sono oggigiorno obbligati a costruire qualcunque legame intendano usare come ponte di collegamento con il resto dell'umanità ricorrendo alle proprie dti e capacità di dedizione. Slegati da tutto, essi devono connettersi....

Nessuna delle connessioni usate per colmare il vuoto lasciato dai vecchi legami oramai logori o già spezzati ha tuttavia garanzia di durata. E comunque devono essere legami "allentati", di modo che si possano sciogliere senza troppe lungaggini non appena lo scenario venga a mutare - e nell'epoca della modernità liquida ciò accadra di certo e ripetutamente.


C'è un profondo bisogno di instaurare "relazioni" ma al contempo di restarne impigliati, poiche le relazioni stabili paventano che tale condizione possa comportare oneri e tensioni che non si vogliono né pensano di porter sopportare e che dunque possa fortemente limitare l'agognata libertà di.... instaurare relazioni.


Nel nostro mondo di individualismo rampante le relazioni presentano il loro pro e contro. Vacillano costantemente tra un dolce sogno ed un orribile incubo.
Le relazioni sono forse le più diffuse, acute, sentite e sgradevoli incarnazioni dell'ambivalenza. E' questo il motivo, si potrebbe sostenere per cui sono saldamente al centro dell'attenzione degli individui per decreto dell'era liquido-moderna e forse al primo posto nella loro agenda di vita.

Oggigiorno l'attenzione dell'uomo tende ad incentrasi sulle soddisfazioni che le relazioni si spera arrechino proprio perchè per qualche verso non sono state ritenute pienamente e realmente soddisfacenti e qualora invece soddisfino appieno, si scopre spesso che il prezzo di tale appagamento è eccessivo e inacettabile.
Si cerca quindi di inbastire (nella vita privata e nel business ndt) relazioni tascabili, come succhi di frutta che sono troppo concentrati e che quindi devono essere diluiti.....

Molte persone che si dicono pronte ad instaurare relazioni di fatto non sono preoccupate di come evitare che i loro rapporti si condensino e si coagulino? Davvero cercano come dicono, relazioni durevoli o piuttosto non desiderano più di ogni altra cosa che quelle relazioni siano superficiali e leggere di modo che se ne possano disfare in qualunque momento?....
Forse questo è il motivo per cui anziché riferire la propria esperienza e le proprie prospettive in termini di rapporti e relazioni, uomini e donne parlano sempre più spesso (aiutati e spalleggiati dagli esperti consuenti) di connessioni, di connettersi, di essere connessi. Anziché parlare di partner, preferiscono parlare di reti. Che merito ha il linguaggio della connettività rispetto a quello delle relazioni?

A differenza di relazioni, parentele, partnership e nozioni simili che puntano l'accento sul reciproco impegno ed escludono o passano sotto silenzio il loro opposto, il disimpegno ed il distacco, il termine rete, indica un contesto in cui è possibile con pari facilità entrare e uscire; impossibile immaginare una rete che non consenta entrambe le attività.
In una rete connettersi è sconnettersi sono entrambe scelte legittime, godono del medesimo status e hanno pari rilevanza....

Rete suggerisce momenti in cui si è in contatto, intervallati a periodi di libera navigazione. In una rete le connessioni avvengono su richiesta e possono essere interrotte a proprio piacimento. Una relazione indesiderata, ma indissolubile è esattamente ciò che rende il termine così infido. Le connessioni sono relazioni virtuali.

(Dobbiamo rendere le relazioni liquide, solide ndt)......
Andare sempre di corsa, un tempo un'eccitante avventura, si trasforma in una fatica massacrante.

Se dobbiamo affrontare il tema del web 2.0 dobbiamo parlare di collaborazione e di relazioni, ma se la società liquida ha i suoi vantaggi dobbiamo avere il coraggio di vedere anche i lati negativi, per evitare che la liquidità non sia un sinonimo di superficialità.

5 Comments:

Blogger Claudio Iacovelli said...

Post significativo, ho scritto ieri sul blog da me curato un contributo che può completare quanto da te affermato.

L'eccesso di strumenti di comunicazione e relazione nel web, catalogati più o meno impropriamente come "web 2.0", può favorire cambiamenti positivi (maggiore partecipazione sociale, maggiore condivisione e soprattutto collaborazione), ma anche alcuni negativi, da non minimizzare.

La superficialità é uno dei vari aspetti negativi.

http://marketing-intelligence.blogspot.com/2007/03/blog-second-life-twitter-le-nuove.html

20/3/07 12:43  
Blogger Marco Camisani Calzolari said...

Maurizio, sto sperimentando che le amicizie al tempo dei blog sono così: di persona molti dimostrano grande rispetto e stima, via blog si lasciano andare a bassezze di infimo livello. Un po' come il vecchio fenomeno sociale del "gruppo", quello per cui la maggior parte di chi distrugge gli stadi e ammazza i poliziotti, preso singolarmente è una buona persona.

20/3/07 17:47  
Anonymous Vittorio Pasteris said...

Uno dei problemi è che in questa presunta liquidità si mischiano e millantano in ordine sparso amicizie, aspetti di business, propaganda pura, tentativi filosofici, studio della comunizione più o meno interattiva e altro.

Se analizzate molti blog piuttosto visitati vi rendete conto che alcuni di questi continuano a rimanere veri blog in cui qualcuno racconta qualcosa di significativo, altri trasformano il blog in una specie di autospot finalizzato a una auto promozione spinta

Il bello e' che mi sembra di vedere che la blogosfera italica sta snobbando i blog di questo genere perche cosi facendo perdono di credibilita e di oggettivita

morale modesta: a tentativi di superficialita o a tentativi di manipolare l'informazione seguono perdite di credibilita.

In ogni caso occorre che chi ha da criticare e mostrare altre ottiche lo faccia senza conformismo di alcun tipo anche se i picchiatori verbali sono sempre in agguato

21/3/07 10:01  
Blogger Maurizio Goetz said...

Hai perfettamente ragione Vittorio, i blog non sono mainstream ma nemmeno un fenomeno nuovo, ora non si legge più un blog tanto per fare, sta cominciando una selezione naturale. Quelli che crosspostano contenuti di altri, quelli che fanno solo aggregazioni senza valore aggiunto, quelli che lisciano il giornalista di turno per avere un po' di visibilità, quelli che fanno solo autospottoni o che credono che la critica feroce e distruttiva ed il gioco al massacro funzioni come in televisione non credo che avranno un grande seguito. Credo che ci sia oggi in rete un'energia positiva e propositiva che vuole costruire ed è quella che mi auguro emergerà. Mi voglio mettere pertanto a disposizione di chi vuole costruire, a costo di fare errori, ma sbagliare è un modo per imparare nuove cose.

21/3/07 10:19  
Anonymous ovviamentelucio said...

E'vero: probabilmente stiamo assistendo ad un cambiamento radicale
proposto dal cambiamento strutturale della comunicazione. La tendenza che ho riscontrato mi ha fatto paura. Spesso le persone mi dicono qualcosa attraverso msn o mail. I contenuti di messaggi scritti mi appaiono freddi e spesso poco garbati. Non saprei, certo non voglio banalmente demonizzare i nuovi media, ma sicuramente preferirei che si venissero usati maggiormente per lavorare. I geek o i nerds che fino a dieci anni fa erano considerati "sfigati" ora sono diventati "maestri". Ma da sempre incompetenti riguardo alle relazioni umane.
ciao

10/5/07 15:50  

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