giovedì, novembre 13, 2008

I blog non sono morti, ma non sono più al centro 


Quando si vuole ottenere un po' di attenzione, basta prendere un qualsiasi fenomeno di cui si parla molto sui media e dichiararne la morte. E' successo per la pubblicità, per la carta stampata, per la televisione e ora accade anche per i blog.
Il "ciclo di vita dell'approccio alla notizia" si ripete con costante regolarità. Si ignora un fenomeno fino a che non raggiunge la massa critica, lo si denigra considerandolo effimero, lo si cavalca, per poi abbandonarlo come un giocattolo che non piace di più, passando al prossimo.
Per chi si limita ad osservare dall'esterno è più facile comprendere il funzionamento di una piattaforma di social web o di uno strumento come i blog, i wiki, che capirne le logiche di interazione sociale. In rete tutto è fluido e in costante divenire.
I blog sono davvero morti come scrivono molti? Ma neanche per sogno, solo che non sono più al centro degli scambi relazionali in rete.
Se dovessi esprimere un giudizio personale, noto un miglioramento qualitativo dei blog che seguo con regolarità, anche perché i post minori, le piccole riflessioni, la segnalazione di link vengono oggi riversati sulle piattaforme di microblogging come twitter, friendfeed o sui tumblr.
Ci sono molti blog che non vengono più aggiornati, ma questo è normale, ed è il risultato di una nuova fase evolutiva in cui il blog rappresenta solo un elemento della presenza di una persona nell'ecosistema delle relazioni digitali.
Ecco che la comunicazione digitale diventa ancora più liquida e la rete non può più essere descritta come un grande oceano, ma come un insieme di mari, fiumi, torrenti e laghi, in comunicazione fra di loro, ma in modi diversi.
I blog non sono più al centro, anche perché oggi non esiste alcun centro di riferimento. Non è possibile dire che cosa rappresenti il centro nelle interazioni di rete.  E' un concetto del tutto personale che assume connotazioni differenti in funzione di come si decide di vivere la rete. 
Non voglio aggiungere nulla di più di quanto sia già stato scritto sul tentativo di "disciplinare" la creazione e pubblicazione di contenuti sui blog, (quello che è stato definito come il disegno di legge anti blog), mi limito a far notare non tanto l'impossibilità di creare un Registro degli Operatori della Comunicazione con il fine di "regolamentare" la comunicazione sui blog, quanto quella di creare un sistema di regole certe che non vengano sistematicamente disattese.
Ha ragione Mauro Lupi, quando scrive, che prima di legiferare è importante decifrare i blog, non tanto in termini di piattaforme, ma di dinamiche.
Regolamentare i blog significa solo spingere le persone ad esprimersi in modi diversi, ecco che controllare tutte le piattaforme digitali, i Social Media, i Social Network diventerebbe un'impresa davvero ardua.
L'informazione è diventata liquida e il sistema mediale si sta ridefinendo, andando nella direzione prospettata dal Future Exploration Network (vedi figura).
Credo che molti politici e giornalisti non hanno ancora la minima idea della portata del cambiamento che stiamo vivendo ed è un cambiamento planetario.
Ipotizzare di proporre un disegno di legge per disciplinare i blog è un po' come ammucchiare sacchetti di sabbia con la speranza di fermare lo tsunami in arrivo.

4 Comments:

Anonymous Alberto Claudio Tremolada said...

Il blog è una delle forme di interazione che usiamo con il pubblico di riferimento ( molto per fare cultura ), non l'unica.
Operando nel B2B abbiamo customizzato i canali secondo quello che sono le preferenze degli utenti ( e lo chiediamo cosa preferiscono ).
Per esempio con i responsabili produzione usiamo gli sms, con la proprietà i meeting one to one.
Non esclude però l'integrazione di tutti gli strumenti di interazione disponibili che comprende anche Linkedin ecc.
Ma come scrivi tu tutto è fluido e bisogna adattarlo alle esigenze del tuo pubblico.
Semplicemente è la ns. cultura, non abbiamo un ns. prodotto/servizio standard, ma produciamo su specifiche Cliente.
Il ns. è settore con alti life time value dove non conta il numero ma la qualità dei contatti e la durata delle relazioni.
Ovviamente sarebbe diverse se operassimo nel B2C.
Grazie Maurizio per consetirmi post della ns. testimonianza.

13/11/08 15:31  
Anonymous Pamela Giofrè said...

La rete è fluida: trovo il concetto estremamente interessante perchè la fluidità permette ad ognuno di trovare la propria collocazione in una rete in continua evoluzione.

13/11/08 21:09  
Blogger Claudio Iacovelli said...

Sono convinto che la rete proseguirà la sua trasformazione, evolvendo non solo in servizi di informazione capaci di includere un numero crescente di utenti, ma soprattutto come arcipelago di libertà in cui comunicare sè stessi aprendosi agli altri.

E' la rete il nuovo eco-sistema per noi tutti, permettendoci di conoscerci, di avvicinarci, di rimanere in contatto o di recuperare relazioni che sembravano passate, quasi dimenticate.

La rete progredisce rimettendosi, talvolta, in discussione: i blog sono stati un passaggio decisivo, superando il concetto di sito, di comunicazione asincrona, di chat come primo ambiente di interazione real time.

Se realizzassimo una mappatura degli strumenti con cui abbiamo operato nel web, dagli anni '90 ad oggi, ci rendiamo conto di come sia aumentata la partecipazione di ciascuno di noi alla crescita della stessa rete, tramite le nostre concatenazioni, e tramite tanta spontaneità ed immediatezza.

Queste caratteristiche esprimono, secondo me, l'identità più affascinante e più qualificante del web, la libertà con cui ciascuno si sente a proprio agio e pronto a mettersi in viaggio, conversazione dopo conversazione.

Non è più decisivo l'ambiente dove interagire, cresce l'entusiasmo di appartenere all'eco-sistema, ed aumentano le forme di partecipazione.

17/11/08 14:21  
Blogger Smeerch said...

Sull'ultima frase del post mi trovi completamente d'accordo.

18/11/08 10:32  

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