giovedì, marzo 13, 2008

Io non so cosa sia il web 2.0, ma gli strumenti collaborativi li uso lo stesso 


Premesso che il termine Web 2.0 è una convenzione, (va ripetuto a scanso di equivoci) che il termine è riduttivo e sicuramente ancora oscuro per molti, ci si domanda se le applicazioni del web distribuito abbiano successo. Sarebbe interessante confrontare la situazione italiana con quella negli Stati Uniti .

Alcuni dati riportati da Ken Rutkowsky, ci dovrebbero far riflettere su quanto lavoro ci sia ancora da fare.

59% of organizations currently use Web 2.0 technologies, including 92% of professionals in the business development/strategy department and 63% of marketing/advertising professionals. 54% of enterprise-size organizations utilize Web 2.0 technologies, as do 74% of companies with less than 500 employees. The majority of respondents using Web 2.0 technologies employ a combination of internal and external-facing tools (64%). Those using a combination of internal and external-facing tools include 58% of respondents at enterprise-size companies. Blogs are the most used Web 2.0 technology (87%), followed by communities, wikis, RSS feeds and social networking. 84% of all organizations provide information in RSS format, among them 92% of professionals in the marketing/advertising department. 69% of companies provide them with software to subscribe to RSS feeds.

E' molto interessante l'analisi sui fattori critici di successo delle applicazioni 2.0

Across the board, security remains the most important capability of a social media initiative, selected by 88% of all respondents. 72% picked Workflow coming in second, followed by 67% for integration with identity management systems. Permissioning grabbed 66% and moderation are also important capabilities with 49%, especially for organizations with more than 1,000 employees. Likewise, 63% selected that broad support of Web 2.0 technologies is important to their organizations. Social networking features are the least important capabilities to all respondents

I budget cominciano ad essere consistenti, ma sono diversi i problemi da risolvere.

25% of enterprise-size organizations have a budget of more than $50,000 for social media over the next 12 months. 47% plan to deploy an internal-facing community in 2008 or 2009. A quarter plan to do so in the next six months. The top internal-facing Web 2.0 technologies respondents plan to deploy are blogs and wikis (56% each). 44% plan to utilize an external-facing community within the next six to 24 months. Of those, two-thirds will deploy online communities, and 62% will utilize blogs. In addition, 59% plan to revamp their external-facing websites. As Companies plans for 2008 and 2009 indicate, Web 2.0 technologies will become the standard in the near future. As more businesses realize the benefits these types of solutions have to offer and the success other companies have seen through such applications, adoption of Web 2.0 technologies will increase exponentially. Security, however, will continue to be a great concern for the majority of users and non-users alike. To combat these safety risks, organizations must adopt sophisticated security solutions that will protect them while still allowing them to benefit from the collaborative nature of Web 2.0 technologies.

Ken, non cita questa volta le fonti e nemmeno la metodologia della ricerca, ma se prendiamo queste informazioni con le pinze, possiamo notare che un buon numero di aziende comincia ad investire sui social media e su tecnologie di web distribuito una fetta sempre crescente di budget.

Qui in Italia anche strumenti semplici semplici ma efficaci come Google doc, vengono utilizzati in pochissime imprese, il problema è soprattutto culturale.

Ci vorrebbero meno polemiche e più pragmatismo. Ci sono degli strumenti e nuove modalità che stanno cambiando il modo in cui stiamo lavorando. Personalmente wiki, blog e altri strumenti collaborativi li uso quotidianamente con grandissima soddisfazione, se non vi piace l'etichetta 2.0, trovatene un'altra e fatemi sapere.

Fonte dell'immagine.

10 Comments:

Blogger Baldo said...

"Wiki web" piace di più? seriamente, le definizioni lasciano il tempo che trovano: convenzioni, nulla più. Ma nulla meno. Se il mondo si è messo d'accordo sul "web 2.0" ok, usiamo quella. L'importante è avere chiaro (più che si può) cosa c'è sotto..
PS: se qualcuno lo capisce me lo spieghi :)

13/3/08 20:42  
Blogger TGroup said...

Maurizio esistono da anni sistemi nel settore manifatturiero utilizzati da diverse Aziende che vanno ben oltre il web 2.0.
I vantaggi sono notevoli per abbattimento costi ( almeno 50% ), condivisione, pro e re-attività dell'Azienda ai cambiamenti repentini ecc.
Pensiamo solo alla svolta dal fax all'e-mail.
Sono altresì contrario a posizioni talebane da una parte e l'altra.
Non aiuta a far cultura per avvicinare alla tecnologia.

14/3/08 07:04  
Blogger Maurizio Goetz said...

@Baldo infatti in questo post volevo solo parlare di strumenti, le definizioni cercano di semplificare, ma spesso sono fuorvianti.

@tgroup hai ragione, non volevo fare confronti, dico solo che ci sono degli strumenti a disposizione che non vengono usati. Il post era effettivamente provocatorio, ma le mie posizioni non sono mai talebane, anche se a furia di wake up, ci si disaffeziona, no?

14/3/08 08:01  
Blogger Gigi Cogo said...

Io distinguerei social software da applicazioni industriali.

Nel primo caso è un problema culturale. Se hai tempo di legere qualcosa sul mio blog sull'esperienza Google Apps (docs è un po riduttivo), capirai che non è una missione, è una crociata :-)

Diverso è il discorso industriale. Le applicazioni e si servizi ereditano ancora le logiche Legacy (che giro di parole, legacy vuo dire eredità infatti). Proprio perchè cambiamo le interfaccie ma non i meccanismi che, purtroppo, non sono partecipativi e buttom-up.

E' puro esercizio di stile. Non basta.

E' vero, però, che le aziende più innovative (di solito incubatori visionari) provano a riscrivere applicazioni industriali da zero, sfruttando i modelli che il social software sta, piano piano, imponendo alle masse.
Ciao

14/3/08 10:41  
Blogger Roberto Dadda said...

Maurizio di fornte a un dubbio esposti un modo articolato e a una domanda esistono possibili diversi atteggiamenti.
Quello più intelligente prevede di affrontare il problema e dare una opinione, uno dei più comodi è tacciare il tutto di "polemica" (polemica contro cho poi è tutto da capire) e lsciare perdere.
Personalmente il fatto che uno che fa come me il mestiere di professore scielga il secondo atteggiamento mi stupisce un pochino forse perché evitarlo è una delle cose più importanti che cerco di trasmettere dalla cattedra.
Vedi tu sembri dare una definizione chiara: web 2.0 = web collaborativo, ma altri non la pensano allo stesso modo.
Usare in modo tanto intenso un termine senza averne una definizione è semplicemente assurdo.
Non capisco cosa voglia dire per te convenzione, per me la prima e più importante caratteristica di un nmome dato convenzionalmentre è che sia molto chiaro cosa vuole dire, se no non è una convenzione.

bob

20/3/08 07:37  
Blogger Maurizio Goetz said...

Roberto io penso che tu sia polemico perchè la tua impostazione pone si domande, ma che si avvitano su se stesse, anche quando altre persone ti hanno già risposto e si potrebbe andare avanti. Siamo d'accordo, che il termine 2.0 sia riduttivo, brutto, ma è solo una convenzione che è scappata di mano a O'Reilly. Non potrai tuttavia negare l'importanza del web distribuito, dei media sociali, degli strumenti collaborativi. Ed è di questo che vorrei poter approfondire, ma tu rimani ancorato all'etichetta. Avrai anche ragione, ma non possiamo andare avanti? Come vedi la mia critica è precisa e circostanziata. Io penso che sia imporante smussare le polemiche ed entrare nel vivo delle cose, per evitare di porre quesiti che rimangono li. Io ci provo a far delle analisi, molto spesso parto da intuizioni che non hanno un fondamento scientifico, ma che consentono poi un'esplorazione dei temi grazie ai commenti. I nomi, le definizioni sono importanti, ma spesso anche fuorvianti.

20/3/08 07:52  
Blogger Maurizio Goetz said...

L'approccio di O'Reilly non era scientifico ha trovato una serie di elementi caratterizzanti l'evoluzione del web in ottica collaborativa e ha coniato il nome in codice 2.0 - Ci sono strumenti che stanno cambiando il modo di lavorare, di fruire contenuti audiovisuali. Abbiamo un panorama mediale in profonda evoluzione, vogliamo fare finta di niente perchè non ci piace il termine 2.0? Qui c'è un cambiamento in atto, e noi stiamo cercando di capire cosa sta succedendo.

20/3/08 07:58  
Blogger Roberto Dadda said...

@Maurizio vedi ilproblema non è che il termine ci piaccia o non ci piacvcia, il problema è l'uso che si fa del termine che crea solo confusione.
Se tutti fossero d'accordo con te che sembri ritenere che web 2.0 voglia dire web collaborativo il problema sarebbe risolto almeno dal punto di vista della precisione del termine.
Certo nascerebbe poi la considerazione che WEB vuole dire collaborazione DAL PRIMO GIORNO perché se ti vaio a leggere i lavori di Tim l'idea è sempre stata quella, il fenomeno che abbiamo visto negli ultimi anni è stata la estensione virtualmente a tutti degli strumenti collaborativi.
Molti parlano di 2.0 quando due applicazioni collaborano tra di loro, qualcuno addirittura parla di grafica 2.0 ed allora il termine diventa solo fonte di confusione.
Tu sembri usare il termine "convenzionale" per giustificare la oca chiarezza diuna definizione, si tratta di una posizione bizzarra. La convenzione è il modo per identificare fenomeni e gruppi di oggetti per meglio maneggiarli nei ragionamenti: la convenzione deve essere precisa e definita, convenzioni vaghe portano a ragionamenti vaghi.
Questo è il modo che io seguo per ragionare delle cose e lo ho imparato da Galileo, tu usi un altro modo che francamente non capisco, ma forse dovresti arrivare anche tu a pensare che qualche volta anche la strada che segue un altro potrebbe avere un senso.

bob

22/3/08 08:44  
Blogger Maurizio Goetz said...

No Roberto, non hai colto il mio rimprovero a te. Tu in molti casi contesti senza offrire nulla in contropartita. O'Reilly ci ha messo la faccia e ha offerto una chiave di lettura, magari semplicistica, magari riduttiva, io evidenzio la natura collaborativa dell'evoluzione del web, consapevole che è solo un aspetto, quello che in questo momento mi interessa. Il dibattito sarebbe molto più articolato e produttivo se tu potessi offrire una chiave di lettura alternativa, evidenziando i limiti di quelli fino ad esso prevalenti. Criticare e basta serve a poco. Se leggi più avanti io cerco di ribattere alla tua critica ai Tumblelog che ritengo utili strumenti alternativi e non sostitutivi al blog. Non scomodare Galileo che non è il caso e se proprio lo vuoi fare fai un'analisi più puntuale di ciò che critichi.

22/3/08 10:08  
Blogger Roberto Dadda said...

@Maurizio francamente trovo surreale e comico il fatto che tu ti senta in condizione di "rimproverare" qualcuno in questa sede. Qui non parli ne con tuoi figli ne con tuoi studenti per cui si discute tutti con eguale dignità.
Vedi come sempre dai l'imporessione di essere possessore del verbo, ma non è così. La mia posizione è chiara e la ho illustrata spesso qui e elatrove: un nome troppo generico che non ha un significato definito fa solo danno, oggi qualsiasi cosa di nuovo ci sia in rete la definiamo 2.0.
Io credo sarebbe molto più logico continuare a chiamare la rete rete e poi usare termini convenzionali per definire fenomeni precisi come collaborazione, mash up, giornalismo dal basso, tutti termini che vanno a finire in modo assolutamente caotico nel calderone 2.0.
Amico mio io non "scomodo" Galileo, io cito il suo metodo scientifico e scusami, ma anche qui non sei nella posizione di dirmi chi devo citare o chi non devo citare!
Usare il termine "scomodare" è solo sintomno si una spocchia che francamente comincio a trovare molto fastidiosa.
Ma come è che io conduco discussionoi anche molto veementi senza mai sentire il bisogno di queste velate offese e tanta gente, come te per esempio, non ci riesce?

bob

22/3/08 11:15  

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