martedì, gennaio 17, 2006

I rischi dello zero based marketing 

Generare attenzione a grandi livelli e su base continuativa, è molto costoso e molto faticoso. Qualcuno cerca sempre di trovare delle scorciatoie.

Lo zero based marketing sta diventando oggi una forma di marketing parassita che cerca di sfruttare la notorietà altrui per promuoversi a costo zero.

Laura Lake ne da una definizione benigna. Se fosse solo una strategia di esternalizzazione di costi, oppure un approccio creativo al marketing non ci sarebbe nulla di male, anzi.

Il problema è che oggi zero viene associato al budget in modo tale che con il termine zero based budget, si intendono tutte quelle strategie di promozione, a costo zero o quasi.

Se Chuck Lamb, posa da morto per ottenere visibilità e ci riesce, per mostrare a tutti le sue "abilità di attore", Ann Howard, cerca di ottenere a sua volta visibilità per la sua agenzia di pr, dicendo al mondo di essere riuscita a far invitare Lamb, allo show di Jay Leno.

Niente di nuovo sotto il sole. Succede anche da noi, La visibilità come prodotto "stand alone", alimenta un'intera industria delle "pseudo celebrità", che vanno "professionalmente" ad inaugurare discoteche ristoranti, o catene di negozi, quando non sono impegnati a scrivere instant book, o partecipare a film trash.

Non c'è nulla di moralistico nel mio ragionamento, ognuno è libero di fare quello che vuole. Se qualcuno è in grado di capitalizzare la sua popolarità/visibilità anche per periodi brevi perchè non dovrebbe farlo?

Chi invece cerca di utilizzare la visibilità di queste "meteore" per cercare di promuovere gratuitamente i propri prodotti e servizi, si renderà presto conto che alla fine, tutto ha un prezzo e che non esiste nulla che abbia costo zero se non si è in grado di produrre valore. Un prezzo lo si paga sempre, anche se non è monetario.

3 Comments:

Blogger carolina magrini said...

Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

2/2/06 18:37  
Blogger carolina magrini said...

Pienamente in sintonia con te. In fondo lo zero based marketing è un approccio che nega la natura stessa del marketing. Spesso le opinioni in merito vanno da un estremo all’altro; da un lato chi crede che sia uno strumento comunicativo fatto esclusivamente di mezzi e misure da utilizzare in modo sistematico a prescindere dal caso e dall’altro chi crede che si debba essere creativi tout court. Si tratta, al contrario, di dimenticarsi talvolta di sé ed aprirsi totalmente alla conoscenza di altro.
Solo così si creano dei valori aggiunti che non siano un buco nell’acqua. Nel caso dello zero based marketing che valore aggiunto si può sperare? E’ vero…se un individuo riesce a capitalizzare la sua (o altrui) popolarità per lanciare un prodotto o un servizio non c’è niente di male…ma non chiamiamolo marketing. Chiamiamolo, piuttosto, scimmiottamento.

2/2/06 18:40  
Blogger Maurizio Goetz said...

In fin dei conti vuoi avere un'identità distintiva, essere qualcosa per qualcuno e non per tutti e questo sicuramente non lo ottieni copiando. Succede così anche con le persone, quelle che hanno successo sono quelle che hanno una spiccata personalità che colpisce.

2/2/06 18:55  

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