venerdì, gennaio 20, 2006

Creatività in pubblicità 

Da quanti anni si dibatte in Italia nei vari convegni, sulle riviste specializzate sulla crisi della creatività in pubblicità?

La "colpa" di questa crisi sarebbe imputabile, secondo qualcuno alle agenzie pubblicitarie che utilizzerebbero schemi troppo consolidati, mentre altri ritengono che il vero problema sia l'atteggiamento conservativo di molti responsabili della comunicazione in azienda, che invitano le loro agenzie pubblicitarie ad essere creative, ma di fatto scelgono le proposte più tradizionali. Non voglio entrare in questa polemica, non mi interessa.

Quando un giorno in seno all'Associazione Italiana Marketing, di cui ero Consigliere Direttivo, ho proposto di organizzare un workshop per parlare di creatività e marketing in collaborazione con alcune associazioni professionali del mondo della Comunicazione, sono stato letteralmente "fustigato". "Come ti permetti e quale titolo hai per parlare di creatività a chi di creatività ne fa la sua professione ?" Questo era in soldoni, il pensiero generale.

Ragioniamo ancora a compartimenti stagni, per questo l'innovazione nel nostro Paese è scarsa.
Mi ritengo un creativo, ma non in senso classico. Non ho mai elaborato alcuna idea creativa o originale, non ho mai scritto nulla di inedito, non ho mai inventato nulla. Eppure negli ultimi dieci anni ho fatto tanta innovazione. Come è possibile?

Per chiarire il concetto, è opportuno distinguere tra l'idea creativa e la progettazione creativa.
La creatività, come ci insegna Edward De Bono è un processo che non riguarda solo la fase ideativa. Professionalmente mi occupo della creatività nella fase di esecuzione. Oggi le tecnologie digitali consentono di trasformare, esaltare, amplificare gli effetti di un'idea creativa.

Questo secondo aspetto, che afferisce ad esempio all'utilizzo dei mezzi digitali per la produzione e per la "distribuzione" di un messaggio, anche pubblicitario, ha ampi spazi di innovazione creativa, ma di questo, ad esempio le agenzie di pubblicità non parlano mai, perché è un terreno che conoscono poco, ivi comprese le web agencies.

Per queste ragioni, mi sento perfettamente a mio agio quando parlo di creatività anche ai creativi, perché anche loro hanno qualcosa da imparare, come tutti.

2 Comments:

Blogger Feijão com Arroz said...

Mi sembra che l’aspetto culturale sia abbastanza significante, qui in Brasile l’informalità e la propensione della propria cultura televisiva e inter-relazionale per il lato della vitalità, sono fondamentale per l’esigenza creativa. In Italia invece, la cultura della creatività si dimostra molto forte nelle macchine, negli impianti industriali, nelle piccole e medie imprese, e molti altri esempi. Manca soltanto una traslazione di foco, e l’opportunità di esplorare una pubblicità nuova, senza la restrizione delle idee e maniera di essere degli stessi spettatori.

Fábio Cipriani
http://www.serendipidade.com

20/1/06 12:14  
Blogger Maurizio Goetz said...

Analisi molto interessante, devo confessare di non conoscere il lavoro sulla comunicazione in Brasile, so solo che le agenzie brasiliane spesso vincono anche diversi premi ai concorsi internazionali. Il Brasile ha anche una ricca tradizione nella produzione di contenuti televisivi.
Siamo forse così presi dal made in Italy che non abbiamo la modestia di imparare da chi ha molto da insegnarci.

20/1/06 12:18  

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