giovedì, febbraio 05, 2009

Creatività diffusa (seconda parte) 



C'era una volta un periodo in cui la creatività, come del resto la conoscenza, erano un patrimonio di poche persone, che si facevano pagare profumatamente per i loro progetti.

Oggi attraverso la rete, le idee, ma anche gli strumenti a disposizione di tutti, danno la possibilità ad un numero sempre crescente di persone di esprimere il proprio talento.

L'esempio del video è una dimostrazione molto semplice e banale di come è possibile trasformare un'idea in un concetto di comunicazione. (via maestroalberto).

Negli Stati Uniti le agenzie pubblicitarie stanno ridefinendo il loro ruolo, ma in Italia il dibattito è totalmente inesistente, le agenzie creative pensano che ignorando il problema, forse un giorno scomparirà. Il costo del lavoro dell'agenzia è giudicato da molti clienti troppo alto in relazione ai risultati ottenuti. All'estero, come scrivevo, si stanno già prendendo provvedimenti in merito.

Il problema è invece molto attuale anche in Italia (nonostante non ancora scoppiato,) nella misura in cui un numero crescente di imprese, sta valutando di internalizzare il processo di comunicazione, soprattutto sui new media.

Il Social Media Marketing è un'attività a relativamente basso costo monetario, ma ad alta intensita di lavoro e soprattutto richiede un impegno costante, per questo in molti casi è più conveniente assumere un giovane e formarlo su questi temi che esternalizzare queste attività.

Anche il ruolo del consulente è profondamente cambiato, io lo concepisco come un abilitatore, un facilitatore e moltiplicatore di risultati, perché deve consentire a chi lo utilizza di rendersi in breve tempo indipendente.

Il lavoro più importante di un consulente è quello di trasferire conoscenza e offrire metodi di lavoro efficaci ed efficienti oltre che di migliorare i processi.

I clienti questo già lo sanno, ma molti consulenti non lo hanno ancora capito.

2 Comments:

Blogger VRiccardo said...

Ciao Maurizio, sono d'accordo con te che le Agenzie di creatività dovranno necessariamente ridefinire il loro ruolo nel prossimo futuro se non vogliono perdere clienti.
Non sono però convinto che la soluzione per le aziende (se le cose non cambiano) possa essere quella di internalizzare il processo di comunicazione, quanto piuttosto, dal momento che è sempre più necessario (e qui il nostro amato web ci viene incontro) avere un accesso diffuso e a costi contenuti a tutto ciò che è creatività e comunicazione, è necessario rivedere attori e processi di comunicazione non fossilizzandosi su un'unica agenzia.
Se hai tempo, dai un'occhiata ad esempio a BootB (ne ho parlato su virtualtalks.blogspot.com).

6/2/09 09:02  
Blogger Maurizio Goetz said...

Ciao VRiccardo, BootB lo conosco ed è un esempio di quanto ho scritto. Internalizzare il processo di comunicazione significa per me capire quali sono le fasi strategiche per esternalizzare invece quelle che non lo sono. Mi rendo conto che l'esecuzione è un elemento importante, ma oggi la crisi sta spingendo le imprese a rivedere le scelte di "make or buy".
Parto quindi da un dato di fatto che osservo, non da un mio pensiero.

6/2/09 09:43  

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