domenica, gennaio 25, 2009

Dalla fruizione dei blog professionali al Personal Branding e Personal Knowledge Management 


C'era una volta un meccanismo quasi perfetto nel mondo delle riviste professionali nei vari ambiti della comunicazione e del marketing, si trattava di un patto win win tra le redazioni e i diversi professionisti che collaboravano scrivendo articoli in cambio di visibilità.

Questi professionisti non si limitavano all'invio di articoli, ma fornivano anche indicazioni sulle tendenze, offrivano testimonianze su casi aziendali di successo o insuccesso, rendendo di fatto la rivista uno strumento di aggiornamento professionale per chi volesse approfondire i temi del marketing e della comunicazione.

Quando questi professionisti hanno scoperto che i blog avrebbero dato loro una visibilità uguale, se non superiore, ma anche un livello di flessibilità straordinaria, hanno ridotto notevolmente le loro collaborazioni con le diverse testate, privilegiando quelle più prestigiose e hanno cominciato a comunicare con i loro pubblici direttamente dal loro blog.

Il blog non era solo uno strumento dove il professionista poteva scrivere in tutta libertà, ma l'elemento centrale del sistema delle relazioni con gli altri professionisti.

Il sottoinsieme della blogosfera professionale garantiva al professionista infatti:
  • una selezione delle tendenze più significative
  • un insieme di ambienti in cui veniva prodotta e diffusa conoscenza
  • una palestra per l'esplorazione delle dinamiche sociali e dei nuovi linguaggi
Negli ultimi tre anni, i diversi blog che trattano temi del marketing e della comunicazione sono aumentati notevolmente, si sono messi fra loro in relazione, hanno iniziato ad assumere un'identità distintiva, differenziandosi per il taglio o per le fonti di informazioni analizzate.

Molti operatori della comunicazione in agenzia e in azienda hanno iniziato a seguire con regolarità questi blog perché vi potevano trovare informazioni, spunti di riflessione, ma anche perché potevano partecipare alle varie discussioni in tempo reale sui temi più attuali di loro interesse.

Con un feedreader era quindi possibile seguire in tempo reale le rapidissime evoluzioni del mondo web vissute e analizzate da chi la rete la viveva professionalmente giorno dopo giorno. Ognuno poteva crearsi il suo "palinsesto personale", aggregando diverse fonti.

Succede che oggi il blog non è più l'elemento centrale delle conversazioni professionali, che si sono spostate oggi su diverse piattaforme e che assumono connotazioni sempre più fluide, in un flusso che segue percorsi di volta in volta molto diversificati.

I threads si spostano rapidamente rimbalzando da Twitter, Friendfeed, Tumblr, blog e via discorrendo, con rimandi alle diverse piattaforme di photo e videosharing, le conversazioni diventano più stimolanti, ma anche più difficili da seguire per chi non vive attivamente la rete.

E' aumentata ancora la velocità dei cambiamenti in atto e spesso a chi segue con regolarità i blog professionali, mancano alcuni elementi per seguire le conversazioni e riuscire ad avere una visione di insieme sui cambiamenti in atto, quando ci si limita ad essere osservatori esterni (lettori passivi).

Diminuiscono i tempi dell'obsolescenza della conoscenza professionale spendibile e la formazione e l'aggiornamento permanente diventano una necessità per non venire estromessi dal mercato del lavoro.

Corsi di formazione in aula e a distanza, riviste professionali, conferenze, comunità di pratica, social network tematici, gruppi di discussione, blog, white paper, podcast, webinar, slide, lifestreaming, cambiano profondamente la morfologia dell'aggiornamento professionale.

Il marketing e la comunicazione diventano pervasivi, ma si specializzano, la rete diventa oggi l'unico "strumento informativo" in grado di fornire profondità e continuità, ma anche diversita di contenuti, ma è indispensabile seguire un proprio percorso personale, perché
  • le tendenze generali non sono utili a chi lavora in azienda, la ricerca di informazioni deve essere pertanto rapportata al contesto specifico in cui ogni singolo opera, al fine di creare conoscenza da poter usare come elemento competitivo se viene fatta in modo sistematico e strutturato
  • il Personal Knowledge Management è uno degli strumenti di Personal Branding, ma anche di innovazione che parte dal basso, perché consente di diffondere tecnologie abilitanti, pratiche, dinamiche sociali, modelli di fruizione dell'informazione che altrimenti molto difficilmente avrebbero modo di attecchire se imposti dall'alto.
Ecco che le persone in azienda che si occupano di marketing e di comunicazione, cominciano ad allargare il loro sistema informativo personale professionale (SIPP), ma ben presto si accorgono che lo stare in rete in modo evoluto fornisce loro nuove competenze. Si rendono conto che possono utilizzare le nuove expertise come strumento di carriera, dimostrando che l'aggiornamento permanente e gli strumenti del web collaborativo possono essere molto efficaci.

Sono loro che sapranno sganciarsi dalle resistenze dell'IT per realizzare i primi progetti sperimentali, che potranno allargarsi in azienda.

Diventano sempre più sottili le barriere tra formazione e sperimentazione, tra conoscenza e progetto, tra innovazione e azione, tutto questo per la diffusione della consapevolezza che l'innovazione che è oggi possibile, parte dalla singola persona.

3 Comments:

Anonymous Marco said...

"l'innovazione che è oggi possibile, parte dalla singola persona"

Caro Maurizio,
condivido quasi tutto il tuo bell'articolo, bello e competente, e ricordo ancora come la proposta di una relazione Win Win venne accolta con scetticismo da parte della redazione di NetManager.it (che ho guidato per 5 anni): solo l'approvazione della proprietà mi permise di procedere, ma non posso nascondere che si trattò di una scelta basata escusivamente sulla base dell'aspetto economico.
Come finì è noto a chi leggeva quotidianamente NetManager.it: ebbi la fortuna di ospitare personaggi interessanti non soltanto appartenenti al mondo del mkt (senza nulla togliere agli altri ne ricordo alcuni tra cui Enrico Bianchessi e Giuseppe Mazza) ma anche quello delle direzioni del personale, dell'economia, della finanza e della scienza.
Rigore e serietà della testata, soltanto quello potevo offrire, furono sufficienti a ottenere fiducia e, di ritorno, grandi risultati.
Una lunga, ma essenziale, premessa per arrivare alla spiegazione del "quasi".

Vedi Maurizio, tu, che mi conosci da oltre un decennio, concludi il tuo articolo dicendo che "l'innovazione che è oggi possibile, parte dalla singola persona" e io condivido questa tua visione, ma permettimi di aggiungere - sulla base di un'esperienza autentica - che la singola persona è anche, purtroppo, il maggior ostacolo a qualsiasi forma di sviluppo quando questa si rivela essere scarsamente attenta, scarsamente competente, scarsamente coraggiosa ma influente.
Ecco il punto: possiamo realizzare grandi progetti impiegando risorse magari appena adeguate, ma per far fallire un prodotto di successo basta ancora troppo poco e fin quando non usciremo da una logica di "soli" numeri (chiamali come vuoi, share, audience, counter...) in favore di quella dell'utilità diffusa del "valore" faremo tante piccole vigne credendo di possedere una grande vigna, mentre invece continueremo a bere il nostro vino magnificandone le caratteristiche mae senza venderne nemmeno un litro a nessuno.
Può essere il "consorzio" la soluzione? No, almeno se vogliamo immaginare il consorzio come una semplice sovrastruttura regolatoria; forse, se estendiamo l'autorità della sua competenza ai rapporti in senso lato; sì, se gli affidiamo quella parte di lavoro che non necessariamente deve essere posseduta da parte del vignaiolo.
Anche quello più in gamba del mondo.

Saluti alla lista
Marco Tracinà

26/1/09 14:40  
Blogger Maurizio Goetz said...

Marco, grazie per le tue considerazioni, molto precise ed interessanti. Purtroppo non ne usciamo, perché ci sono due possibilità di diffondere l'innovazione in azienda. Il primo modo è dall'alto, ma deve vedere un coinvolgimento molto attivo della leadership e del management e deve coinvolgere tutta l'organizzazione. Abbiamo visto come molti progetti non sono mai decollati perché non c'era una volontà veramente forte di portarli avanti fino in fondo. Poi c'è una ulteriore possibilità che parte dall'iniziativa del singolo, con l'obiettivo di rimanere competitivo all'interno dell'azienda e creare un brand personale spendibile all'interno e all'esterno (nel caso voglia cambiare lavoro). Oggi, le ricerche lo dimostrano, l'iniziativa riguardante l'innovazione parte da singoli manager attraverso progetti sperimentali e ben focalizzati che poi potranno diventare progetti piloti. Che altre possibilità ci sono quando pochi vogliono prendersi dei rischi?

26/1/09 14:48  
Blogger Maurizio Goetz said...

Marco, grazie per le tue considerazioni, molto precise ed interessanti. Purtroppo non ne usciamo, perché ci sono due possibilità di diffondere l'innovazione in azienda. Il primo modo è dall'alto, ma deve vedere un coinvolgimento molto attivo della leadership e del management e deve coinvolgere tutta l'organizzazione. Abbiamo visto come molti progetti non sono mai decollati perché non c'era una volontà veramente forte di portarli avanti fino in fondo. Poi c'è una ulteriore possibilità che parte dall'iniziativa del singolo, con l'obiettivo di rimanere competitivo all'interno dell'azienda e creare un brand personale spendibile all'interno e all'esterno (nel caso voglia cambiare lavoro). Oggi, le ricerche lo dimostrano, l'iniziativa riguardante l'innovazione parte da singoli manager attraverso progetti sperimentali e ben focalizzati che poi potranno diventare progetti piloti. Che altre possibilità ci sono quando pochi vogliono prendersi dei rischi?

26/1/09 14:48  

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