venerdì, novembre 21, 2008

Il miglior investimento in tempo di crisi 


In tempi di crisi, molte imprese si lasciano prendere dal panico, entrando in una spirale molto pericolosa.

Le vendite si riducono, si tagliano i costi, ma anche gli investimenti in comunicazione, in formazione delle persone, in ricerca e sviluppo, in attivita di customer care, insomma una storia già sentita troppe volte.

Proprio nei momenti di crisi, c'è molto nervosismo nelle aziende, alcune riducono il personale, altre si riorganizzano attraverso acquisizioni e fusioni, che si prefiggono in alcuni casi di razionalizzare (leggi tagliare) o in altri di dare agli azionisti l'illusione della crescita nonostante tutto.

Se quando le cose vanno molto bene non si pensa abbastanza all' "employee satisfaction", è facile immaginare cosa possa succedere in tempi di elevata turbolenza competitiva.

In questi frangenti gli investimenti più cospicui vengono fatti dai dipendenti, ma su se stessi.

Dall'amministratore delegato in giù, sempre più persone in azienda hanno iniziato a pensare seriamente alla gestione di strategie di "personal branding"

In questo momento i migliori affari vengono fatti proprio dagli scrittori e dagli organizzatori di corsi, che insegnano a come valorizzare la propria "marca personale".

Estendere il proprio network con strumenti come Linkedin, inviare il proprio curriculum in giro, frequentare conferenze e eventi, ma anche cercare di farsi notare attraverso il web, sono attività che vengono molto incrementate in tempi di crisi, ma il rischio che spesso si corre è quello di correre a vuoto.

In momenti come questo, il miglior investimento è nella riqualificazione, per questo si parla sempre di più di "Personal Knowledge Management", che Wikipedia definisce come:

una pratica che si propone di integrare il "Personal Information Management" focalizzato su skill individuali con il Knowledge Management.

Ecco che la rete diventa uno strumento straordinario per migliorare la "propria competitività personale", consentendo non solo di allacciare nuove relazioni, ma di migliorare le proprie performance al lavoro.

Social Bookmarking, Wiki, piattaforme di Workstreaming, diventono strumenti del Knowledge Worker, che è a tutti gli effetti l'imprenditore di se stesso.

Quando l'azienda non vuole investire e non vuole innovare, spesso i cambiamenti vengono imposti dal basso, portati avanti da dipendenti che utilizzano strumenti open che la rete mette a disposizione per:
  • la formazione permanente
  • la competitive intelligence
  • migliorare il coordinamento di team di lavoro
  • per ottimizzare i flussi di comunicazione e di gestione dell'informazione
Nonostante la cecità di molte imprese ed organizzazioni, che ritengono Intenet un elemento di distrazione e ne inibiscono l'utilizzo, "lo smart employee", approfitta dei momenti di crisi per investire sulla sua professionalità, cercando al contempo di dimostrare che è possibile incrementare la produttività con la rete.

In momenti come questi, chi si ostina a farsi vedere in tutti gli eventi, aumenta la sua esposizione in rete senza offrire valore, perde il suo tempo, quando potrebbe impiegarlo per:
  • imparare a selezionare le fonti informative realmente rilevanti per la sua crescita professionale
  • acquisire nuove competenze e abilità
  • imparare a usare nuovi strumenti di lavoro
  • comprendere le nuove dinamiche di interazione e sviluppo del "capitale relazionale"
Ecco che quando il Personal Knowledge Management, e il Personal Branding vengono combinati si hanno più chance anche in tempi difficili, come questi.

Credits per l'immagine

3 Comments:

Anonymous Alberto Claudio Tremolada said...

Progettare il futuro per non essere in balia degli eventi.
E' un problema culturale, sistemi - metodologie e strumenti ( facili da maneggiare ) ci sono.
Non necessitano grossi investimenti, ma risorse allocate correttamente.
Nel ns. specifico in questo momento abbiamo spostato risorse verso l'advertising on-line, promotions e meeting one to one su target specifici.
Il futuro è di integrazione fra prodotto/servizio e consulenza.
Sono appena rientrato dall'Estero, con molte idee e dubbi.
Principalmente molte Aziende Italiane padronali ( a detta dei miei interlocutori esteri ) non godono di molto credito sul fronte della capacità di relazione con i Clienti, fanno poco o nulla ( a parte le solite attività reattive alla crisi ) per rinnovarsi.
Potremmo correre ma abbiamo scelto come solito le zone di confort conosciute.
Staremo a vedere, il 2009 si prospetta peggio di fine 2008.

21/11/08 22:53  
Blogger f66 said...

Sul tema, la "disruptive innovation":

http://knowledge.wharton.upenn.edu/article.cfm?articleid=2086

22/11/08 11:04  
Blogger Gioia Feliziani said...

Bel post. Sono molto d'accordo che dietro ogni momento di crisi c'è una possibilità di crescita.. sul fatto che ogni il web ci fornisce molti strumenti per crescere e rinnovarci.. e soprattutto, aimè, sul fatto che le aziende, anche quelle che operano nella comunicazione, spesso frenano questa crescita dei loro employer, per chiusura mentale, ma molto spesso a mio avviso è una tecnica per impedire loro di prendere il volo, di essere troppo autonomi, di crescere appunto in maniera (in)dipendente... mettendo a rischio così quelli che sono gli "equilibri" interni..

3/12/08 13:00  

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