mercoledì, ottobre 15, 2008

Galbani vuol dire fiducia 


Non conosco nei dettagli la vicenda se non per quanto letto sui giornali.

E' evidente che ci troviamo di fronte ad un classico esempio di crisi ed è altrettanto evidente che le normali pubbliche relazioni che vengono alimentate a colpi di comunicati stampa non bastano più.

Molti dei prodotti della Galbani vengono acquistati da mamme con figli piccoli, che in questo particolare momento non vanno per il sottile, per non sbagliare smettono di acquistare il prodotto senza porsi troppi interrogativi.

La verità dei fatti verrà accertata dagli organi competenti, ma comunque vadano le cose, il danno economico e di credibilità dell'azienda, a torto o a ragione, è consistente e la crisi si ripercuote sulle vendite attuali e forse anche su quelle future.

Questo sarebbe un ottimo momento per aprire un dialogo diretto con il mercato, ma anche con i suoi stessi dipendenti. C'è infatti bisogno di chiarezza.

L'azienda ha dichiarato la volontà di far emergere i fatti, ma non sarebbe stato più efficace aprire fin dal primo momento i canali diretti che i Social Media mettono a disposizione, come primo passo per gestire la crisi di fiducia e per prendere poi tutti i provvedimenti del caso?

UPDATE: Galbani chiarisce la sua posizione sul suo sito.

7 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Penso che sarebbe stato utile ma non sostanziale, perchè quelle mamme che smettono di comprare i social media non sanno manco che sono...

ELF

15/10/08 14:57  
Blogger Maurizio Goetz said...

ELF hai ragione, la tua osservazione è corretta, ma forse si avrebbe avuto un esposizione indiretta attraverso i media e comunque una percezione di maggiore trasparenza.

15/10/08 15:01  
Anonymous Anonimo said...

Non direi.

Concordo sul fatto che le mamme di cui sopra i social media non hanno la più pallida idea di che cosa siano.

E in una crisi del genere non è proprio il caso di andare a registrare account al momento. Un canale diretto è sempre auspicabile, ma doveva esserci prima.

Un ufficio stampa fatto bene invece, tempestivo e non di circostanza, in questi casi può fare la differenza fra peggiorare le cose e far rientrare il più velocemente il problema, posto che un danno economico, come dici tu, è inevitabile.

L'azienda ha acquistato anche delle pagine pubblicitarie per tranquillizzare i consumatori. E che ci piaccia o no, le casalinghe si raggiungono così, non con YouTube.

Quanto hai dipendenti, a giudicare dal comunicato dei sindacati mi pare che siano piuttosto compatti e solidali con l'azienda. Anche se, visto che ne va del loro posto di lavoro, e che si sta mettendo in dubbio anche la loro di etica, mi sarei stupito del contrario.

15/10/08 21:27  
Blogger Maurizio Goetz said...

Diciamo IronMauro che c'è la necessità di nuovi professionisti delle relazioni che si sappiano muovere in rete e fuori rete. E' vero che sarebbe stato meglio aprire un canale di comunicazione prima della crisi, ma anche la crisi può essere un buon momento per offrire un punto di vista dell'azienda senza intermediari.
Per il resto hai ragione, non vorrei aver dato l'impressione di ritenere i Social Media sostitutivi, mi riferivo a chi usa solo i comunicati stampa e poco di più.

15/10/08 21:34  
Blogger L' Uomo Con La Valigia said...

Ma è proprio vero che tutte le mamme non sanno cosa sia un social media?

In casa siamo in 4, marito, moglie, due figli piccoli. Abbiamo 5 computer ed ognuno di noi frequenta la rete con regolarità.
Mia moglie e io in particolare, siamo abituati a dialogare con le aziende attraverso i canali di comunicazione che ci offrono.
Segnaliamo loro ogni cosa che pensiamo possa essere utile: dall errato confezionamento, alla sbavatura della stampa di confezione.
Dal richiedere dettagli di produzione, a suggerire cosa indicare in confezione.
Ce ne sono alcune ricettive e reattive. Altre meno.
E cosa scopriamo? Che indipendentemente dal canale di dialogo, la propensione all' ascolto è qualcosa di reale per alcune, e di ideale per altre.

Non so quanto mia moglie casalinga sia una donna avant-garde, ma non è l'unica. Ella, ovviamente condivide questa esperienza con le amiche, le contagia. Forse sono ancora poche ma, guarderei oltre il profilo della donna casalinga poco cultura, poco moderna, e molta tv - reality, soap etc etc. E sono sicuro che in men che non si dica il numero di casalinghe che utilizza questi strumenti crescerà ancora.
Un' ultima annotazione. A comprare prodotti per bambini - per restare ad uno dei settori per il brand in qustione - non ci sono solo mamme / casalinghe di cui sopra. Ci sono anche mamme che lavorano, e che in ufficio hanno modo di frequentare i sn, la rete... E sono sempre al corrente su plifosfati, enzimi, addensanti e coloranti.
Un cordiale saluto
Francesco

16/10/08 05:50  
Anonymous Anonimo said...

@f66

forse sono stato un po' drastico nei miei giudizi, ma ho ragione di credere che la tua realtà famigliare non sia rappresentativa dell'universo della popolazione italiana...

16/10/08 17:08  
Blogger Maurizio Goetz said...

Ho dato notizia poco fa del comunicato pubblicato sul sito di Galbani, ripeto, non entro nella vicenda che potrebbe anche rivelarsi una bufala, ma mi interessa invece la reazione di Galbani alla crisi, perché che molti abbiano smesso anche solo momentaneamente di acquistare i prodotti Galbani è una realtà. L'altro lato della faccenda è la facilità con cui certe notizie spesso anche prive di ogni fondamento, si propagano in rete e di come sia necessario agire tempestivamente.

16/10/08 17:13  

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