mercoledì, settembre 24, 2008

Apprendimento liquido 


Nell'ultimo post ho voluto riflettere sul concetto di "conoscenza liquida" e sulle competenze specifiche che sta sviluppando chi sa stare efficacemente in rete.

Forse qualcuno non ha ancora compreso che i cambiamenti non sono veloci, (è molto peggio di così), ma sono costanti ed in tempo reale, tanto che attraverso post dei blog, news, twit veniamo a conoscenza di nuovi servizi, nuove applicazioni, nuovi concetti che ci apprestiamo a sperimentare e commentare in tempo reale per poi applicare immediatamente nel nostro lavoro.

Sono molti gli studenti che mi chiedono fonti per le loro tesi di laurea su argomenti innovativi. Di strutturato c'è molto poco, mentre esiste un flusso costante di informazione che si aggiorna momento dopo momento e con esso i pensieri e le idee, si formano e vengono modificate, da un blog all'altro e attraverso le conversazioni che hanno luogo in chat, su twitter e nei commenti sui social network.

L'apprendimento liquido è apparentemente disordinato e richiede tanta energia oltre che una buona capacità di sintesi.

Non posso che essere d'accordo con Ross Dawson quando scrive:
Knowledge and relationships are where almost all value resides in today's economy. Together they are the only true sources of sustainable competive advantage. Moreover knowledge itself is about relationships. New Knowledge is created by combining different people knowledge, and then only has a value when it is applied within relationships.

Sta letteralmente cambiando il concetto di apprendimento che diventa sempre più funzione:
  • della qualità delle persone con cui si è in relazione
  • della qualità delle fonti informative di cui si dispone
  • della qualità dei tool per apprendere utilizzati (strumenti e metodologie di apprendimento)
  • della capacità di estrarre valore dalla conoscenza.
Le organizzazioni che non riescono a strutturarsi per competere nella Knowledge Economy, saranno le prime vittime della recessione.

Fonte dell'immagine

7 Comments:

Blogger f66 said...

E' talmente vero ciò di cui scrivi... eppure sono in pochi ad accorgersene.

Perchè la maggior parte delle aziende non ha una profonda e seria attenzione su questo?

Perchè aldilà delle parole, dei proclami da esporre, si persevera nel controllare il pensiero liquido, libero che potrebbe sviluppare energia mettendo in moto altre energie?
Per la solita, atavica paura del nuovo? Paura di cambiare

25/9/08 07:27  
Blogger Baldo said...

Secondo me non sta cambiando il concetto di apprendimento, sta prendendo sempre più importanza quello che si sa, e non quello che si appare. In rete esiste una democrazia basata sul riscontro che hanno le cose che si dicono. E secondo me è fantastico :)

25/9/08 08:52  
Anonymous Gian said...

Trovo corretto quello che dici. Aggiungo che, il fluire all'interno di una "rete" in continua evoluzione, è la strategia e competenza fondamentale per chi deve costantemente innovare per essere realmente competitivo.
Chi ha bisogno di innovare ogni trimestre e chi deve prima o poi innovare perché tecnologia e globalizzazione stanno cambiando il mondo sono due realtà diverse.
Sarebbe interessante approfondire come, dove e quando nuove prassi e strategie della economia della conoscenza attecchiscono e si diffondo. In altri termini l'economia della conoscenza cresce di pari passo con la società della conoscenza, in certi casi l'economia crea la società in molti altri l'economia deve aspettare la società. Nel mentre ci sono tante forme di "innovazione" ..... di quale innovazione stiamo parlando?

25/9/08 15:54  
Blogger Maurizio Goetz said...

Gian ci sono già dei problemi che stanno emergendo in modo chiaro

1) la frammentazione delle audience richiede una conoscenza più profonda dei diversi interlocutori e delle loro esigenze informative

2) l'evoluzione di Internet in ottica collaborativa richiede una nuova conoscenza delle dinamiche psico-sociali di interazione

3) la maggiore complessità e maggiore aggressività competitiva richiede nuovi modelli di comunicazione che necessitano di un supporto in termini di knowledge governance più accurati.

Noto una maggiore consapevolezza su questi temi rispetto a solo sei mesi fa il che ci fa ben sperare.

25/9/08 16:55  
Anonymous Alberto Pastorelli said...

Sul blog di elearnit stiamo affrontando proprio gli stesi argomenti in termini di apprendimento formale e informale. Questo post può essere un buon corollario alle tue riflessioni...

29/9/08 09:40  
Blogger Maurizio Goetz said...

Alberto, ho letto il post e mi sembra che da punti di partenza differenti stiamo andando verso la stessa direzione e questo è molto incoraggiante.

29/9/08 10:09  
Anonymous Max said...

Non aggiungo niente a quanto dice Alberto (sono il suo co-blogger) se non che questo tipo di trend anche a me sembra ben identificabile. Il problema - come del resto dici tu stesso - è che non c'è nelle imprese la consapevolezza di come governare o strutturare la nuova conoscenza informale e di come utilizzarla.

29/9/08 11:29  

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