sabato, marzo 22, 2008

Chi ha paura degli user generated content? 


Dell'inutile polemica sugli user generated content, rilanciata da Newsweek, ho già avuto modo di scrivere. Ricalca pari pari la contrapposizione tra giornalisti professionisti e citizen journalist che ha riempito pagine e pagine di articoli di giornali e alimentato interminabili discussioni in rete.

Ho letto con attenzione ed interesse il commento di Massimo Bolchi, che dalle pagine della rivista Pubblicità Italia (numero del 21 marzo), ironizza su una dichiarazione dell'amministratore delegato di Publitalia, Giuliano Andreani, che "spiegando la ratio dei più che positivi risultati di raccolta della sua concessionaria televisiva, nell'ultimo trimestre del 2007 e nell'inizio 2008 si è sentito in dovere di difendere le performance della tv generalista.

Scrive Bolchi, interpretando il discorso tra le righe di Andreani: "finche il tempo era bello, si poteva scherzare, dedicarsi a sperimentare nuovi strumenti e nuove attività di comunicazione, ma ora che l'0rizzonte è tempestoso si contano i GRP, altro che trastullarsi con l'unconventional e soci. E la frammentazione della audience, la disaffezione del pubblico? Paradossalmente favorirebbero anch'esse i canali generalisti: moltiplicando i canali, sottolinea ancora l'amministratore delegato di Publitalia, ciascuno con ascolti minimi, cresce il valore relativo di quei pochi ancora in grado di riunire platee numericamente consistenti, benché più ristrette rispetto ad un tempo."

Ma se la televisione generalista gode di ottima salute, se gli user generated content non costituiscono alcun problema per i media, se i canali satellitari sono fruiti da microshare perché occuparsene?

La realtà è che i mainstream media sono consapevoli dei cambiamenti in atto, ma dato che non hanno ancora definito una strategia chiara, intanto frenano.

Sugli user generated content e sulla polemica di Newsweek, un articolo della Wharton University, cerca di fare un po' di chiarezza.

Sappiamo bene che la contrapposizione tra contenuti "amatoriali e quelli professionali" è del tutto irragionevole, basta vedere al progetto della nuova BBC, per rendersi conto che il futuro dei media è nell'integrazione tra contenuti di flusso e quelli on demand, tra la sofa tv e i lean forward media, tra i programmi creati da autori televisivi e i contributi degli speattattori.

Le aziende non smetteranno certamente di investire nella televisione generalista, ci mancherebbe altro, ma non dobbiamo dimenticarci che gli investitori pubblicitari più illuminati hanno le idee chiarissime, soprattutto quando affermano: "we are not in the business of maintaning media companies, we are in the business of connecting with our consumers (T.Edwards - Nike).

L'immagine è di Junkylife

3 Comments:

Blogger gianandrea said...

La posizione di Adreani è comprensibile. Publitalia ha modificato le proprie politiche commerciali almeno due /tre volte l'anno alla ricerca della redditività. Le ultime versioni sono il sintomo chiaro di chi raschia il fondo del barile. D'altro canto Mediaset versione Piersilvio non li aiuta di certo. A parte il lancio dei tre canali del digital terrestre, non si vedono progetti chiari di sviluppo per una televisione del futuro. Quindi, la politica della vendita a chili è l'unica strada perseguibile. Certo che quando le aziende guardano la dispersione dell'investimento verso la percentuale di target raggiunto, un po' di mal di pancia li prende.

25/3/08 06:01  
Blogger Maurizio Goetz said...

@Gianandrea, Publitalia è un'azienda straordinaria. Ha portato in Italia una nuova cultura della pubblicità televisiva, ha innovato molto, come d'altronde ha fatto Sipra, ma oggi si trova di fronte ad una svolta. Difendere o distruggere creativamente per creare nuovi posizionamenti (vedi Gilette)? Mi sembra così lontano quando nel 2000 feci un intervento di formazione in Publitalia sulla comunicazione convergente in cui parlavo di integrazione tra tv, internet e next media.
Publitalia è ancora fortemente tv centrica, le persone che si sono occupate di new media, sono state isolate e molte oggi non lavorano più lì. Non c'è dubbio che Publitalia e Mediaset prima o poi evolveranno la loro offerta, ma questa esitazione costerà loro grandi opportunità che intanto coglierà qualcun altro. Rientreranno con un piano di acquisizioni, ma dovranno spendere di più.

25/3/08 08:30  
Blogger gianandrea said...

Maurizio, nel 2000, Mediaset era guidata da un gruppo dirigente che forse aveva più spessore e visione. Ora si vede incertezza e titubanza.
Sensazioni che non si hanno sul versante Mondadori, ad esempio. Questo fa si che Publitalia debba difendere.
Poi, avendo la casse piene, faranno come i grandi gruppi della comunicazione che non investono nel nuovo ma lo comprano sul mercato quando i clienti più importanti lo chiedono.

25/3/08 14:06  

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