martedì, aprile 03, 2007

6 domande sulla pubblicità 

Sono stati scelti i giurati dell'edizione 2007 degli ADCI Awards, prestigioso premio dell'Art Director's Club.

Pasquale Barbella
invita i giurati ad interrogarsi su una "serie di questioni che considera vitali per il progresso della professione di comunicatore"

1. Per cent’anni abbiamo pensato e dichiarato che la pubblicità è uno specchio della società. Forse è vero anche adesso. Se così è, c’è da esserne delusi due volte.

2. Anche della televisione si dice che sia uno specchio della società. La chiamano “finestra sul mondo”. Mi viene un dubbio: e se la società, invece, fosse uno specchio della televisione? Se apro la finestra del bagno, cosa vedo: il mondo o il suo riflesso televisivo?

3. Le persone che si agitano e fingono di sorridere nella pubblicità sono autentiche, o puri accessori del mercato e del consumo?

4. La gente si ammazza dappertutto, ma più spesso e volentieri tra spazi compressi e trascurati, in ambienti urbani dal layout degradato, dominati da insegne e décor che gridano vendetta. Non dovremmo riflettere, ogni tanto, sull’inquinamento (concreto, oltre che mentale) prodotto da tanta comunicazione avariata? La “creatività” di cui tutti parlano non dovrebbe essere anche una specie di impegno civile? Quelli del Bauhaus non si fecero perseguitare anche per aver voluto riformare la tipografia?

5. E’ possibile riportare qualche verità, qualche pulsione buona o cattiva ma autenticamente umana, al centro della pubblicità?

6. Perché nella pubblicità italiana le signore eleganti si chinano a leccare gocce d’aceto sull’erba?

Credo che i giurati siano chiamati ad un compito davvero impegnativo.

Buon Lavoro.

Credits per l'immagine: State of Connecticut: Department of Mental Health

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