giovedì, marzo 29, 2007

Che palle questo web marketing 

E' un po' che lo pensavo e ci giravo intorno, ma adesso lo voglio dire chiaramente, visto che sembra non sia l'unico a pensarlo.

Considero una larghissima parte delle campagne di web marketing estremamente noiose e ripetitive. Molti corsi di formazione insegnano le stesse cose di dieci anni fa, (con le dovute correzioni legate allo sviluppo tecnologico) non c'è stata una grande evoluzione dei modelli .

Si criticano le pubblicità televisive, ma sul web non si vede poi così tanta creatività.

Nel 1996 in un convegno che organizzai sull'internet marketing, ebbi modo di parlare della creazione di quello che allora definivo "l'area gravitazionale di marketing", un modello incentrato sulla ricerca di elementi per rendere sempre più attrattivo un sito web commerciale.

Il concetto di attrattività è stato così centrale che molti hanno erroneamente associato il termine web marketing (che ho smesso di usare da molto tempo), all'utilizzo dei motori di ricerca come strumento di promozione del proprio sito, tanto da creare nuove competenze e una nuova disciplina: il search engine marketing, basandosi sul fatto che la maggior parte delle informazioni sono reperite in rete utilizzando per l'appunto, i motori di ricerca.

A distanza di pochi anni alcune cose sono cambiate, certamente non la centralità dell'utilizzo del motore di ricerca da parte degli utenti, la cui importanza è cresciuta, ma la fine del "monopolio del sito web" nelle strategie di internet marketing e l'impiego di "tools" come strumento per attirare gli utenti a se.

Un articolo su Fast Company comincia a porre dei quesiti che non sono irrilevanti:

"Why are we still so flummoxed by the Web? Why does every ripple in the water, whether it's social networking, user-generated content, or the popularity of video, produce such an outsized tidal wave of frenzied--and wasteful--activity? For one, it's about discipline, or rather the lack thereof. "Technology reduces the barrier to entry and that means less discipline in developing products," says Jeff Housenbold, CEO of photo processing and sharing pioneer Shutterfly"

"Perhaps the biggest problem is that we're too hung up on our own Web sites. Your site is your virtual corporate headquarters. Do you hang out in office parks for fun? Exactly. So why do you expect your customers to do the same online? Too many companies want their Web site to be a destination, because they're so used to controlling the way they interact with clients in the real world. But no amount of video, games, or free MP3 downloads is going to get anyone to spend time on your site."

Turns out that "the question" is the wrong one to be asking. You should ask "where your users are, rather than the other way around," as Ted Shelton, founder of news aggregation tool the Personal Bee, puts it. Once you've found them, then you can find a way to join the conversation--without being a tool.

This, of course, is the hard part, because companies are, again, too accustomed to being one-way publishers of information. "Imposing distribution onto consumers" is how traditional gatekeepers think, says Jordan Levin, a former gatekeeper himself as the president of the WB network, now CEO of a content-creation company called Generate. Try to remember that the Internet is a communications medium first and a distribution channel after.

La gran parte delle strategie di comunicazione in rete è oggi erroneamente focalizzata sulla necessità di attirare i potenziali clienti sul proprio sito, quando l'evoluzione del web sembra andare in una direzione opposta che comincia a considerare anche i modelli dell'informazione distribuita.

Approfondirò il concetto in prossimi post.

Credits per l'immagine: lawywers and settlements

3 Comments:

Blogger Felicia Curci said...

Oltre che di Posizionamento, si dovrebbe parlare anche di "Ottimizzazione".
L' ottimizzazione delle pagine di un sito, attività strettamente correlata a quella di posizionamento sui motori di ricerca, non ha l' unico scopo di "attirare" clienti.
Una buona ottimizzazione dovrebbe anche consentire all' utente che giunge sul sito di mantenere un orientamento costante e soprattutto, di reperire in modo rapido ed efficace le informazioni di cui ha fatto richiesta.
Molte agenzie che si occupano di posizionamento si avvalgono oggi di un network di siti che oltre a favorire l' effetto di "distribuzione dell' informazione", magari utilizzando format differenti (sito, blog, forum,..), consente di creare una rete di rapporti all' interno della quale i vari attori si supportano a vicenda.
Con un vantaggio che si misura "anche" in termini di posizionamento nelle serps dei principali motori di ricerca. i

29/3/07 12:16  
Blogger Maurizio Goetz said...

Certamente, posizionamento e ottimizzazione, argomenti di cui mi sono occupato nel 1997-1998, ma l'argomento è un altro. Attirare gli utenti sul proprio sito non è più l'unica opzione. Interessante è distribuire i contenuti laddove i propri pubblici sono presenti, per una strategia di comunicazione olistica.

30/3/07 00:00  
Blogger felicia.curci said...

Persuasione e informazione, dialogo e comprensione, nascita di rapporti e coinvolgimento empatico, incontro e conoscenza, crescita comune.
Si parla di questo, giusto?
Internet offre luoghi deputati a strategie di comunicazione che puntino a questo. Il problema, forse, è che in molti, troppi, casi questi luoghi vengono utilizzati per mettere in atto le solite vecchie strategie.
Cercare di infondere bisogni e necessità, cercare di generarle dal nulla richiede un dispendio di energie minore rispetto a quello necessario per l' ascolto e la comprensione dei bisogni reali dell' altro.
Vorrei farti una domanda:
volgendo lo sguardo all' utente, siamo certi che egli sia davvero pronto a partecipare al processo comunicativo? Siamo già disabituati alla ricezione passiva dei messaggi o siamo solo stanchi di subirla?

30/3/07 10:10  

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