giovedì, marzo 26, 2009

Lo sviluppo delle PMI italiane 


Un tempo si parlava solo di Digital Divide, oggi il dibattito si è esteso al Knowledge Divide e al Competitivity Divide.

La velocità di reazione ai cambiamenti è diventato un elemento di sopravvivenza per le imprese che necessariamente sono costrette:
  • a fare di più con minori risorse (incrementare l'efficienza interna)
  • migliorare la competitività esterna
  • aumentare il tasso dello sviluppo innovativo
  • trovare migliori connessioni con i clienti e con tutti gli stakeholder
  • trovare vantaggi competitivi difendibili per un ragionevole arco temporale
  • focalizzare i loro sforzi su pochi obiettivi, ma ben circoscritti.
  • difendere il patrimonio di conoscenze implicite che rischia di venire dissipato
  • affrontare il problema del ricambio generazionale nel management e gestire le resistenze al cambiamento
Tutte queste cose hanno un elemento in comune: la valorizzazione della conoscenza interna ed esterna all'azienda, altrimenti definita come la Knowledge Governance.

Solo a grandi parole, ci si riempie la bocca con concetti come lo sviluppo dei talenti, la competizione nella Società della Conoscenza, ma quando si affronta il tema in azienda, nessuno ne vuole sentire parlare.

Siamo un Paese in cui gli insegnanti sono sottopagati e in cui ciò che è intangibile non assume alcun valore. Non è così che per i Paesi emergenti, che hanno fatto della valorizzazione della Conoscenza il loro punto centrale di sviluppo. Basta guardare alla Cina ( e al suo numero di laureati in ingegneria) o recarsi a Dubai per rendersene conto.

La Holding a cui appartiene la società di cui sono Partner, sta investendo in maniera molto consistente su progetti a grande respiro per la valorizzazione della Conoscenza, come elemento competitivo, ma la grande maggioranza delle aziende italiane di piccole e medie imprese, con cui siamo entrate in contatto prese dai problemi quotidiani, sembra che non ritengano che questo sia un tema sufficientemente importante.

Le imprese di ogni dimensione, con cui stiamo lavorando invece stanno affrontando in modo molto serio la progettazione del loro sviluppo.

I temi che ci vedono in questo momento maggiormente coinvolti sono:
  • la costruzione di reti di impresa per migliorare la competitività delle PMI
  • la progettazione di sistemi collaborativi per lo sviluppo di ambienti innovativi
  • la valorizzazione delle persone e l'analisi dei loro bisogni conoscitivi al fine di aumentarne la produttività e ridurre le inefficienze
  • la razionalizzazione dell'architettura ed il re-design dei processi di comunicazione a 360 gradi differenziandoli in funzione di obiettivi, target, contesti, momenti
Siamo fermamente convinti che se le medie imprese italiane aspetteranno ancora ad affrontare i temi oggi realmente strategici, nonostante i livelli di eccellenza in molti settori, sarà estremamente difficile superare il divario competitivo con altre imprese internazionali che operano in contesti dove invece a livello Sistema Paese si è perfettamente compreso il valore della Conoscenza.

Fonte dell'immagine.

1 Comments:

Blogger acida dulcinea said...

La tua è evidentemente un'azienda illuminata! Purtroppo non è solo la crisi che fa spendere alle aziende meno soldi in formazione. Già prima era difficile trovare aziende (anzi, management) in grado di far comprendere l'importanza di investire in risorse umane e conoscenza. E' chiaro che si tratta di un problema culturale, prima che economico.Si tende a pensare di più al disagio momentaneo (esborso di denaro, assenza del dipendente in formazione, focalizzazione di un gruppo di lavoro sulla preparazione di una piattaforma di condivisione informazioni, ecc.) che non ai vantaggi futuri (di un futuro praticamente immediato) di avere in azienda nuove competenze e nuovi strumenti.

30/3/09 16:05  

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