giovedì, novembre 27, 2008

Il futuro degli UCG ed il nuovo ruolo della Marca (prima parte) 


Sono stati a lungo celebrati, la rivista Time ha messo in copertina come uomo dell'anno l'utente comune, il vero protagonista della rete e produttore degli User Generated Content.

Solo una piccola quantità di utenti produce contenuti, ma la rete è oggi sommersa dai contenuti trash, tanto che qualcuno già parla della morte degli UGC.

I contenuti prodotti dagli utenti hanno di fatto lanciato le piattaforme di photo e videosharing di prima generazione e hanno creato lo spazio per una nuova generazione di piattaforme che hanno iniziato a selezionare i contenuti migliori.

Navigare tra i contenuti non professionali costituisce un'esperienza paragonabile alla ricerca dell'affare tra le bancarelle di un mercatino, ci vuole tanta pazienza e costanza.

Ci sarà sicuramente una scrematura e forse una differenziazione tra i contenuti semi professionali che troveremo in rete (per i quali viene proposto un nuovo acronimo IDC, che sta per Indipendent Disintermediated Content) e tutti gli altri.

Personalmente ritengo che gli UGC non siano morti e che le imprese possano utilizzarli proficuamente in diversi modi:
  • per l'analisi delle tendenze - quali sono i personaggi emergenti, i temi che riscuotono maggiore successo, quali i contenuti più visti, più controversi e più commentati? Quali le destinazioni turistiche più fotografate? Gli User Generated Content rappresentano una fonte straordinaria per l'estrapolazione di trend se si è in grado di leggere correttamente le informazioni che essi possono offrire.
  • per l'analisi dei nuovi format - la rete è una palestra di sperimentazione in cui si stanno delineando nuovi format e in cui si sviluppano nuove forme espressive, da cui si può trarre ispirazione per la produzione di nuovi contenuti professionali e semi professionali
  • per essere utilizzati come "amplificatore" dei Corporate Generated Content - un contenuto ha molto successo in rete non solo se è visto, commentato e suggerito, ma anche se viene utilizzato come elemento base per la creazione di nuovi contenuti (parodie, spoof, mashup). Favorire l'editing ed il remix di un contenuto creato da un brand è un modo per garantirgli una nuova vita ed un adattamento ai linguaggi più vicini a quelli utilizzati dai suoi pubblici.
Non dobbiamo dimenticarci che sia il fenomeno degli UGC sia quello dei CGC sono talmente recenti che non è possibile ancora esprimere una valutazione oggettiva.

In un prossimo futuro le imprese saranno sempre più coinvolte nella produzione di contenuti da distribuire in rete sia attraverso lo sviluppo di strategie di Content Marketing, sia fungendo da catalizzatori per contenuti prodotti dagli utenti.

La creazione di una presenza evoluta on line sarà l'espressione della capacità di una marca di esercitare il ruolo di abilitatore.

Una marca potrà quindi:
  • creare e distribuire i propri contenuti in rete
  • fornire gli strumenti ai propri pubblici per la distribuzione dei loro contenuti o per remixare i suoi diversi Corporate Generated Content
  • creare le condizioni per la produzione di contenuti generati dagli utenti
  • fungere da intermediario, per la distribuzione di contenuti generati dagli utenti
Ecco che le "relazioni di marca" sviluppate attraverso e intorno al contenuto distribuito in rete sulle diverse piattaforme dei Social Media non permetteranno più una distinzione così netta tra le diverse tipologie di contenuto che potremo trovare in rete.

Cercherò di approfondire l'argomento in un prossimo post.

Fonte dell'immagine

5 Comments:

Anonymous nicola Bandoni said...

Ciao Maurizio..come sempre i tuoi post sono eccezionali ed unici...
Nicola

27/11/08 18:46  
Anonymous Dr_Who said...

Maurizio, un commento sarebbe stato un pò poco. Ho decisso di dedicare al tema un post.
http://www.drwho.it/2008/11/28/user-generated-content-un-punto-di-vista/
buona lettura!

28/11/08 09:49  
Blogger Dario Ujetto said...

Bellissimo post ; ma come sempre mi sembra che una parte del mondo del biz capisca e l'altra no; ci sono decine di aziende in Italia, fra le quali la mia, che stanno bloccando l'uso della rete e di alcuni siti ......

28/11/08 10:39  
Blogger f66 said...

..e allora non rimane sempre una questione di cultura? Nel senso che c'è e sempre ci sarà la cultura (intesa come sale delle scelte, consapevolezza, conoscenza...) a fare differenza tra un uso corretto, adeguato, etico (inteso come fatto bene), ed un uso superficiale.. vacuo..

E' solo la cultura che potrà evitare scelte come quella dell'azienda di Dario (e la mia, er inteso) che pensano a internet come diavolo tentatore... supremo distracting factor dalla produttività...

1/12/08 05:29  
Blogger Maurizio Goetz said...

Si, è proprio una questione di cultura a mio avviso, credo infatti che Internet sia un alibi, per non mettere in discussione scelte scomode.

1/12/08 06:15  

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