venerdì, giugno 13, 2008

Investire a metà 


Si è molto scritto delle imprese reattive, quelle che arrivano sempre dopo, che procedono per imitazione, che non riescono mai a distinguersi e la cui comunicazione rimane senza infamia e senza lode. Sono imprese che seguono l'onda e che raramente sbagliano, anche se perdono grandi opportunità di mercato.

Le imprese di cui si è scritto ancora poco sono quelle che investono a metà. Sono le prime che si sono buttate su Internet, che hanno aperto un'isola su Second Life, che hanno creduto nell'innovazione, ma che hanno seguito superficialmente.

Ne ho conosciute diverse quando lavoravo in un centro media. Sono imprese che prima di altre, hanno deciso di progettare un sito e di promuoverlo con una campagna di pubblicità on line. Spendevano molto sulla parte infrastrutturale del sito e sull'acquisto degli spazi, ma risparmiavano sui contenuti e sulla creatività.

Ancora oggi ne vedo molte, seguite da agenzie che le assecondano in tutto e per tutto, per paura di perdere il cliente.

Sono aziende che oggi hanno un blog e che hanno prodotto un buon numero di video che riversano su siti di videosharing come You Tube, ma che non guarda nessuno, perchè non hanno voluto investire sull'idea, sulla ricerca creativa, sul progetto di comunicazione.

Sono aziende che fanno tutto e tutto a metà. Spendono centinaia di migliaia di euro per uno scatto fotografico del fotografo di grido, ma ritengono eccessivo quando qualcuno propone loro di aumentare il numero di creatività per una campagna banner in modo da differenziare meglio il messaggio in funzione dei diversi pubblici a cui vogliono rivolgersi.

Sono aziende che leggono le riviste di comunicazione, conoscono tutte le nuove piattaforme, ma non le hanno mai sperimentate in prima persona dai loro manager.

Sono aziende che delegano tutto, anche la strategia, il cui brief è sempre incompleto, salvo poi dare la colpa all'agenzia che li segue, per non aver ottenuto risultati soddisfacenti.

Sono aziende che cambiano l'agenzia di comunicazione quando le cose non vanno bene, ma non la strategia, perchè quella rimane sempre la stessa.

Sono aziende che non pagano la consulenza, perchè quella la ottengono sempre gratis, non rendendosi conto che alla fine pagano molto di più, anche se i costi non sono espliciti.

La dura verità e che in molti casi gli investimenti a metà non generano nemmeno ritorni dimezzati.

L'immagine è di Steve Crane

1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Maurizio cambiare strategia è rimettersi in discussione, risulta più facile individuare le responsabilità all'esterno.
Il budget è l'ultimo dei problemi se le risorse sono allocate correttamente.
Non esiste comunicazione coordinata ed integrata, ma si lavora sulle singole campagne ( con relativo budget ) senza una strategia generale di breve - medio e lungo periodo.
Guai poi a coinvolgere chi operativamente on the field deve far raggiungere gli obiettivi.
Personalmente ho redatto un piano di marketing e vendite con lasso temporale fino al 2011 ed un benchmarking mercato/concorrenza, mi hanno guardato come un marziano.
Pur cercando di implementarlo integralmente mi ritrovo a dover apportare continuamente correttivi per la proprietà e l'organizzazione che non si muove nella stessa direzione, ma reattivamente secondo il mercato.
Già da tempo ho previsto che nel marketing mix si dovrà considerare anche la T=tempo del customer e PP=product placement on the field, come uno dei fattori futuri fondamentali nelle decisioni all'acquisto.
Non ho inventato niente basta saper leggere, in chiave diversa, la piramide di Manslow.
Come uscire in mare senza una bussola o il mozzo.

13/6/08 15:15  

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