lunedì, settembre 17, 2007

Popolarità, reputazione e rampicanti digitali 

I diversi dibattiti in rete, che sto seguendo con grande attenzione, sembrano non cogliere la differenza tra il concetto di notorietà (chiamatela popolarità se vi piace) e quello di reputazione.

La notorietà è oggi un punto di partenza, strumentale alla creazione ed al mantenimento della reputazione.

La reputazione è oggi a tutti gli effetti un asset per le aziende di qualunque genere e dimensione. Assume un significato particolare in un periodo in cui scandali finanziari e di alcuni marchi (Enron, Parmalat, Governo dell'Argentina, Northern Rock ....) si possono ripercuotere sul sentimento generale di fiducia sui brand, sui mercati, sui sistemi economici, sui sistemi Paesi e via discorrendo.

Il mondo bancario oggi è particolarmente sensibile al tema della reputazione, tanto da ripensare i processi organizzativi, come emerge da questa interessantissima presentazione di Fabrizio Mambretti di BNP Paribas.

Mi hanno particolarmente colpito alcuni passaggi:
  • Reputazione è sinonimo, di stima, rispetto e considerazione
  • La sola professionalità, competenza non basta a creare una solida reputazione
  • Non è un concetto astratto ma un "bene aziendale"
  • Parte dall'affermazione di principi di etica e deontologia e la messa in opera di procedure di "compliance"
  • è il frutto di una responsabilità sia collettiva sia individuale di un'organizzazione
Mambretti spiega che i danni di reputazione per un operatore finanziario derivano da:
  • violazioni di norme di legge, di regolamenti, di norme e procedure (ca va sans dire)
  • sanzioni giudiziarie ed amministrative
  • comportamenti non corretti sui mercati
  • prodotti, transazioni, consigli non adatti
  • conflitti di interesse
  • mancanza di trasparenza
  • scarsa attenzione nei confronti della clientela
  • visione di breve periodo nella conduzione del business
La reputazione è quindi il risultato di un processo, che si prefigura di preservare e rilanciare il rapporto fiduciario tra un operatore ed i suoi pubblici/clienti.

La reputazione si alimenta di comportamenti e non di dichiarazioni, per questo è così importante in azienda una Funzione Compliance volta a:
  • controllare l'applicazione di norme, principi etici, valori,
  • diffonderne la cultura nell'organizzazione,
  • vigilare affinchè i comportamenti siano coerenti con i valori e con i principi dichiarati
  • correggere i comportamenti difformi
Non risulta particolarmente difficile aumentare nel breve periodo la propria visibilità, basta aumentare l'esposizione ai media. (Fabrizio Corona docet)

La reputazione invece non può essere condizionata o manipolata così facilmente, perchè la risultante dell'approvazione di comportamenti e valori agiti e come tale richiede partecipazione. La fiducia non può essere acquistata, anche se può essere estorta nel breve periodo.

Lasciamo le classifiche, ai rampicanti digitali e a chi ritiene che 15 minuti di popolarità non si debbano negare a nessuno, c'è ancora qualcuno che è interessato a misurare la scorrevolezza del rinoceronte.

2 Comments:

Anonymous markingegno said...

Sarebbe ottimo se si riuscisse a far passare la distinzione tra popolarita' e reputazione.

Mi chiedo a questo punto, cos'e' piu' influente, il blog molto popolare, o quello autorevole, ma poco conosciuto?

Non credo che la risposta sia immediata come potrebbe sembrare

:)

18/9/07 09:03  
Blogger Maurizio Goetz said...

Intanto che rifletto sulla domanda, la utilizzo come spunto per un altro post.

18/9/07 09:44  

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