giovedì, maggio 17, 2007

Pubblicità, pubblicitari ed innovazione 

Giungono da più parti segnali inequivocabili di un cambiamento nel panorama dei media.
Il processo di frammentazione delle audience, la crisi dell'attenzione nei confronti dello spot, il progressivo affermarsi dei media sociali, la diffusione rapidissima degli audiovisivi di rete, stanno richiedendo nuove forme di comunicazione di impresa.

Ho a più riprese scritto su questo blog, che in generale, le agenzie di pubblicità si stanno dimostrando molto conservative nei confronti dei cambiamenti in atto, questo è un fatto che qualsiasi pubblicitario, potrà confermare (purchè non sia riportato ufficialmente il suo nome).

Ma se la pubblicità, soprattutto quella italiana stenta a rinnovarsi, è colpa dei pubblicitari? O almeno è solo colpa loro?

Credo che sarebbe ingiusto, addossare alle agenzie di pubblicità o ai loro clienti una responsabilità che non hanno integralmente. Se si vuole essere onesti intellettualmente si impongono delle riflessioni più profonde.

La pubblicità non è mai positiva o negativa, ma rappresenta nel bene e nel male lo specchio della società in cui viviamo.

E' evidente che in politica, nella vita quotidiana, si comunica oggi per slogan, senza approfondire, senza argomentare. La politica è spettacolo e la pubblicità esce dal suo mondo per abbracciare altri mondi che ora ragionano secondo la cultura dello spot.

Esiste però un forte segnale di cambiamento. Come scrive Angelo Pigorili su Epolis di oggi, i festival culturali, filosofici, La Fiera del Libro, stanno avendo grande successo.

C'è tanta voglia di approfondimento e "in tutta Italia si moltiplicano iniziative che rispondono ad un'unica, sana corretta voglia: riscoprire finalmente il gusto della complessità e scappare a gambe levate dall'asfissia quotidiana del mondo raccontato in pillole dalla tv dominante".

Non sarà un caso che molte persone passano il loro tempo libero a scrivere sui blog, a discutere e commentare. E come scrive Pigorilli "il piacere anche solo di stare a sentire q ualcuno che ne sa di più e che lo racconta senza cronometro alla mano, usando la parola per costruire ragionamenti, per affrontare temi complicati, per illuminare pensieri. Pensieri possibilmente lunghi che non cercano l'assolo, che non vogliono vincere ma che non hanno paura di lanciarsi oltre i confini."

Ecco che su Internet hanno successo format più lunghi, ecco che sui servizi di video sharing si vedono anche lezioni universitarie o concerti di musica classica.

C'è quindi spazio per una comunicazione di impresa più matura, che su internet potrebbe trovare audience molto attente.

Non è che i pubblicitari non lo sappiano, ma sono imbrigliati in un sistema che non hanno coraggio di rompere, ma che ben presto si frantumerà da solo.

La gente non odia la pubblicità, la pubblicità può ancora creare significati e valore, ma per questo occorre avere il coraggio di dire: esiste una vita oltre lo spot, esattamente come il titolo del libro di Joseph Jaffe.

Non bisogna accanirsi contro lo spot, o contro il banner, sono solo strumenti che devono essere utilizzati in modo corretto, ma è giusto riflettere che un paradigma ancora basato su modelli interstiziali, invadenti, eccessivi di pubblicità sono profondamente da rivedere.

Vogliamo fare un passo avanti?

1 Comments:

Anonymous Francesco Gori said...

Personalmente ritengo che sia necessario ideare nuovi format e non cercare di rimodellare quelli già esistenti. Infatti sembra che quest'ultimi si siano rivelati imperfetti e troppo intrusivi, fino a risultare inaffidabili.

E per creare nuovi format potrebbe essere interessante cercare il punto d'incontro tra online ed offline di modo che la comunicazione "vecchio stampo" possa essere integrata dai fattori positivi della comunicazione digitale.

18/5/07 00:22  

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