martedì, giugno 09, 2009

Progettare contenuti per i Social Media (seconda parte) 



Con questo post vorrei estendere il ragionamento sulla complessità che si trova di fronte chi deve progettare contenuti per i Social Media.

Nella prima parte del post, ho riflettuto sul ruolo del contenuto (che può essere progettato come elemento centrale oppure come fattore abilitante di conversazioni), soffermandomi su alcuni processi relativi all'attenzione e all'ingaggio.

Se nei media tradizionali ci si è sempre concentrati sui processi di produzione, aggregazione e distribuzione dei contenuti, sui Social Media dobbiamo tenere in considerazione anche i flussi comunicativi. Una volta che un contenuto viene distribuito sui Social Media, esce completamente dal controllo del suo autore. Infatti il contenuto può:
  • essere commentato
  • essere inviato ad altre persone
  • essere modificato e riproposto
  • essere preso come imput per la progettazione di un nuovo contenuto (mashup)
  • diventare un elemento di discussione
  • diventare un elemento di stimolo per la produzione di nuovi contenuti
Non possiamo prevedere quindi la vita di un contenuto distribuito in rete, che potrà essere differente in funzione dei differenti pubblici a cui si rivolge, alle caratteristiche della piattaforma di distribuzione e ai processi di fruizione. Lo stesso contenuto es. un post di un blog, una fotografia, un video, potrà stimolare conversazioni completamente diverse in funzione di dove verrà re-distribuito (Facebook, Twitter, Friendfeed o altri blog).

Ogni contenuto distribuito e quindi fruito nei vari Social Media e Social Network, sarà un tassello di un "palinsesto personale" che si compone di diversi elementi che si combinano creando ogni volta nuovi percorsi di senso.

A tal fine possiamo quindi distinguere tra:
  • contenuti non contestuali, quando vengono fruiti liberamente dall'utente nelle modalità che desidera
  • contenuti contestuali, quando ad esempio vengono inseriti all'interno di una conversazione
Dovremo tenere in debita considerazione anche il ciclo di vita del contenuto, considerandone nella progettazione la potenziale scadenza. Ci dobbiamo pertanto interrogare sul potenziale di interesse di un contenuto nel tempo, distinguendo tra:
  • contenuti statici (che hanno un basso livello di aggiornamento - ad esempio contenuti istituzionali di un sito aziendale)
  • contenuti semi statici (che hanno un medio livello di aggiornamento - contenuti di prodotto di un sito aziendale, presentazioni su Slideshare legate ad eventi o conferenze)
  • contenuti semi dinamici (aggiornamenti di status su Linkedin o Facebook)
  • contenuti dinamici (post di blog, conversazioni su piattaforme di Lifestreaming)
Ogni contenuto può avere un suo ciclo di vita, ma può anche essere rivitalizzato, ricontestualizzato, essere ricomposto in nuovi format (come ad esempio un insieme di fotografie distribuite su una piattaforma di photosharing, che possono essere riutilizzate per uno Slideshow o inserite in uno Slidecast multimediale.

Per queste ragioni, dobbiamo approfondire l'analisi delle caratteristiche dei flussi comunicativi che caratterizzano il Lifestreaming. Ma questo sarà oggetto di un prossimo post.

Fonte dell'immagine.

2 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Quello che scrivi è molto interessante, solo non sono poi così convinto che gli UGC abbiano un ciclo di vita

9/6/09 12:36  
Blogger Maurizio Goetz said...

Roberto, io mi riferivo agli EGC che hanno un potenziale ciclo di vita, nella misura in cui sia l'azienda che ne decida la validità nel tempo e che decida di mantenerli, aggiornali o sostituirli.

9/6/09 12:49  

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