giovedì, aprile 03, 2008

Babele Digitale 



« Tutta la terra aveva una sola lingua a le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese del Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non dispenderci su tutta la terra". Ma il signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua perchè non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perchè là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. »

(dalla Bibbia, libro della Genesi 11, 1-9) - Fonte Wikipedia

Ci troviamo di fronte ad una Babele Digitale, le audience si frantumano, le diverse micro-nicchie ricercano i contenuti di loro interesse sul web, le persone si cercano e si trovano in rete, conversano e sviluppano specifici codici espressivi e precisi punti di riferimento.

Quali sono i principali temi di discussione, quali le immagini comuni? Quali gli strumenti utilizzati da ciascuna nicchia?

E' evidente la crisi di una pubblicità massificata, che dice a tutti la stessa cosa, che usa modelli ideali che sono anni luce distanti dalla realtà, che non fanno più sognare, perchè oggi ognuno rivendica il proprio sogno.

Come spiegare, che il fatto che Internet costituisca ancora una "frazione infinitesimale" negli investimenti in comunicazione non è il punto centrale da tenere in considerazione. Non è nemmeno così importante sottolineare il tasso di crescita dell'utilizzo della rete da parte delle persone e delle aziende, questo è del tutto evidente.

Qui c'è un mondo che sta cambiando, è globalizzato, questo è vero, ma al contempo anche frammentato.

Comunicare oggi significa comprendere che la creatività è come la tecnologia, un fattore abilitante, non un fine ultimo.

Significa comprendere meglio le esigenze dei diversi destinatari, attraverso un processo più sofisticato di creazione, aggregazione e distribuzione della conoscenza in funzione delle reali esigenze dei diversi pubblici.

Comunicare significa non solo accettare la diversità, ma trovare elementi per esaltarla, valorizzarla. Dobbiamo quindi accettare il fatto che non parliamo più tutti la stessa lingua.

5 Comments:

Blogger WAI2WAI - Luigi Bertuzzi said...

Quindi?
Che sia giunto il momento di chiedersi se il significato di digital divide sia tutto da rivedere?
Se divide sta per spartiacque .. non comincia ad acquistare un senso l'esistenza di uno spartiacque tra territori irrorati da diverse culture?
L'espressione bridging the divide non può più essere interpretata solo come necessità di superamento -- omogeneizzante -- di un divario tecnologico.
Si apre la possibilità di una nuova interpretazione, che a me sembra molto più interessante.
Se non mi sto sbagliando.

3/4/08 14:26  
Blogger Maurizio Goetz said...

Non ti stai affatto sbagliando, pensavo alla stessa cosa. Finora ci si sta concentrando sull'accesso alle tecnologie, cosa che è ovviamente importante. Ma l'accesso non determina automaticamente capacità di elaborazione di informazioni e significati, di sviluppo del senso critico. E' evidente che il problema è molto più ampio e necessità, (ne sono convinto), di una nuova interpretazione.

3/4/08 17:14  
Blogger Claudio Iacovelli said...

La frammentarietà causata dalla rete produce opportunità alle sole realtà pronte veramente al direct marketing, e capaci di valorizzare le tecnologie che permettono di curare in modo accurato la clientela.

Sicuramente le difficoltà della Babele Digitale possono, a medio termine, estromettere dalla piena competitività quelle imprese che hanno un marketing debole (incapace di "ascoltare") ed una comunicazione debole (incapace di "suggestionare").

5/4/08 14:43  
Blogger WAI2WAI - Luigi Bertuzzi said...

Di Marketing non ne so una mazza .. ma visto che il mondo in cui viviamo lo sta plasmando (malissimo) il Marketing .. vorrei un chiarimento su quel valorizzare le tecnologie che dovrebbero rendere i fornitori capaci di ascoltare e capaci di suggestionare.

Riconosco il ruolo abilitante della tecnologia. Direi però che il risultato desiderato dipende dalle persone.

Mi piacerebbe quindi che anche il Marketing, come la Scuola, la Pubblica Amministrazione e .. perché no? .. la Chiesa .. iniziassero a mettere le persone a monte della tecnologia.

Resto in ascolto per arrivare a capire se ho parlato prima di sapere quello che voglio dire ;-)

6/4/08 07:52  
Blogger Maurizio Goetz said...

Le persone sono sempre al centro di tutto. Ho sempre ritenuto le tecnologie dei "fattori abilitanti".
Anche il marketing ha predicato bene e razzolato molto male e farebbe bene tornare alle sue origini. Ho intitolato questo blog Marketing Usabile, proprio per affrontare i temi della centralità della persona e non dei prodotti ed è questo che cerco di ripetere nelle diverse conferenze in cui mi invitano.
Non vedo alternative a questo.

6/4/08 08:41  

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