domenica, dicembre 09, 2007

Perchè non si può parlare di innovazione e comunicazione 


Un mio caro amico e buon consulente, mi ha detto che in Italia non si può parlare di innovazione, non perchè il termine sia abusato, non è quello il problema, ma perchè irrita, innervosisce e spaventa.

Il termine innovazione evoca dei sentimenti di grande ansia, soprattutto nel mondo della comunicazione.
  • Vuoi dire che quello che ho fatto fin'ora è sbagliato?
  • Ma adesso che tutto si può misurare perderò il mio post in agenzia?
  • Ma chi me lo fa fare di abbandonare quello che per tanti anni ha funzionato perfettamente?
  • Perchè dovrei provare e se poi non funziona?
Un'altra mia buona amica, mi dice che chi fa innovazione per davvero, spesso agisce in silenzio per non farsi scoprire e boicottare e per poter proseguire nel lavoro senza troppi bastoni tra le ruote, per questo il tema è tabu e deve essere "diluito".

Parlare di cambiamento costante come propulsore allo sviluppo aziendale, appare più tranquilizzante?

L'innovazione nella comunicazione, salvo rarissimi casi non è mai radicale e passa attraverso una serie di atteggiamenti che spingono al cambiamento in modo naturale e costante:
  • la capacità di osservare empaticamente la realtà in evoluzione
  • la capacità di sintesi (analisi di quale siano i cambiamenti realmente rilevanti)
  • la capacità di trasferimento delle conoscenze (a chi è meno orientato al cambiamento)
  • la capacità di fissare nuovi obiettivi e nuove metriche
  • la capacità di integrare vecchio e nuovo in modo coerente
Se il cambiamento è vissuto nel quotidiano come una costante, è sicuramente meno traumatico e più gestibile. Ecco perchè non bisogna più parlare di innovazione se questo comporta traumi, fintanto che non si ha imparato a comunicarla.

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