mercoledì, luglio 25, 2007

Non esistono le piccole imprese 



Questo è il primo single di una nuova formazione, i Zero Bridge, la cui storia potete leggere direttamente qui o potete ascoltarli su My Space.

E' bello adottare un gruppo che sta muovendo i primi passi e seguirlo nel tempo, sicuramente più interessante delle puntate di Amici.

Ritengo che oggi ci siano grandi possibilità per una nuova marca, anche di una piccola impresa, per creare una base di affezionati fan che la potranno sostenere nel tempo.

I social media sono particolarmente adatti per le piccole imprese, che sono anche quelle maggiormente disinteressate all'innovazione in comunicazione.

E' un vero peccato che programmi di formazione, progetti speciali, completamente gratuiti, rivolti alle PMI vadano regolarmente deserti per mancanza di interesse.

Non esistono piccole imprese, esistono piccoli imprenditori.

3 Comments:

Anonymous Simone Favaro said...

Caro Maurizio,
concordo che esistano piccoli imprenditori, non in grado di capire le innovazioni. E' anche verò, però, che spesso proprio noi consulenti ed esperti di comunicazione e marketing siamo gli innamorati del mestiere e incapaci di capire qual è il vero business del piccolo imprenditore. Lo vedo anche da "cliente" dei consulenti o delle agenzie. Su 5 agenzie che ti contattano per proporre i loro servizi, il 100% presenta lo stesso identico modello e mai nessuno si prende il rischio di impresa nel volerti garantire dei risultati. Sono convinto che se anche noi marketers o comunicatori approcciassimo al cliente con un'ottica di business, troveremo meno resistenza. A tuo avviso siamo in grado di farlo? Siamo capaci di rispondere alla più classica delle domande: quanto mi costa e quanto ci guadagno in termini di ricavi?

30/7/07 08:36  
Blogger Maurizio Goetz said...

Simone, il tuo discorso è validissimo e nemmeno lo prendevo in considerazione perchè a me sembra naturale pensarla così. Quello che denunciavo e l'assoluto disinteresse per molti imprenditori di quello che non riguarda strettamente il mondo della cosiddetta "fabricchetta". Molti progetti di formazione permamente gratuita rivolti per piccoli imprenditori vanno regolarmente deserti.

30/7/07 08:42  
Anonymous Simone Favaro said...

Il fatto che molti corsi gratuiti vadano deserti credo vada imputato alla qualità e, ancora una volta, alla scarsa capacità di entrare nell'applicazione al business.

Io stesso ho frequentato corsi di aggiornamento, a pagamento, organizzati anche da importanti enti, come il sole 24 ore, in cui non ho sentito altro che le solite storie sulle 4P, sull'importanza dell'analisi del mercato, della segmentazione, sugli strumenti di posizionamento come la Boston Matrix, la SWOT Matrix, ecc. ecc. Tutti argomenti che ormai mi sono venuti a noia. Non ho mai visto qualcuno entrare nel vivo. Non intendo dire che non abbiano portato casi pratici, anzi. Hanno portato solo casi di eccellenza, dove i budget, come puoi immaginare, sono esorbitanti. Nessuno ha portato casi di successo in cui siano stati ottimizzati budget e ricavi.

La gran parte delle imprese in Italia, oltre ad essere piccole, sono B2B. La maggior parte dei casi di successo sono nel segmento consumer. Che vantaggio posso trarre io da imprenditore B2B, che probabilmente ho anche una formazione di base bassa, dall'esperienza di P&G nel lancio di Pringles? Prodotto e Target, sorvolando sul budget, sono totalmente differenti.

Chiudo, infine, dicendo che se l'offerta formativa non cattura l'interesse dell'imprenditore, probabilmente non è imputabile solo a mancanze di questo. Per dirla in termini di marketing: il prodotto formativo non risponde ai bisogni del suo target.

1/8/07 12:45  

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