domenica, gennaio 28, 2007

L'arte di narrare racconti 





La buona pubblicità ha la capacità di narrare storie di brand in cui possiamo identificarci.

Tra i miei studenti del Master, qualcuno ha suggerito di usare di meno i testimonial celebri e di più le persone a noi vicine tutti i giorni, per rendere la pubblicità più reale.

Non ho ovviamente una risposta a questo quesito, ma a titolo di provocazione vorrei mettere a confronto due visioni artistiche di un mito e lasciare a voi le riflessioni (secondo le vostre sensazioni) su ciò che le due immagine vi evocano.

Qual'è l'equilibrio tra mito è realtà in pubblicità?

p.s è una provocazione non prendetemi troppo alla lettera :-)

1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Quel'è l'equilibrio tra mito e realtà nella pubblicità?

Forse l'equilibrio sta nel fatto che la pubblicità è il mito,racconta di fatti, evoca emozioni, desideri comuni alla maggioranza e interpretati dagli eroi, i personaggi, in cui la stessa comunità si può identificare.
La pubblicità è quindi vicina alla "gente comune" ma è interpretata, impersonificata, da personaggi che devono essere dotati di qualche qualità immediatamente percettibile, e quindi soprattutto estetica,e al di fuori del comune e che provoca nei riceventi un desiderio, un bisogno di tendervi, di "acquistare" in sè la bella immagine.
Forse la bellezza di Marylin, soprattutto il suo sguardo accattivante, la sensazione che evoca, è più efficace, anche se meno "reale", comune e anzi "mitica", rispetto alla signora "reale" e comune in campo pubblicitario.
Inoltre attorno a queste persone che suscitano determinate sensazioni, che sono "fuori dal comune", è più facile creare una storia, un'immaginario, un mito per l'appunto perchè incarnano l'ordinario nello straordianrio e tendono a far diventare ordinario ciò che era straordinario. Il personaggio ha qualità "straordinarie", o si pensa che siano tali o si cerca di "farle passare" per tali, le persone ne sono attirate e vi si identificano, vi tendono attraverso l'acquisto del prodotto e la qualità straordinaria diventa man mano ordinaria, di tutti e in tutti.
La pubblicità, forse, non è un mito in sè ma viene mitizzata attraverso una interazione pubblicità-ricevente in cui è lo stesso ricevente che tende a mitizzare la pubblicita e di conseguenza questa acquista sempre più il carattere di mito, di impersonificazione di un mito.
Forse è il continuo feedback pubblicità-ricevente che fa sì che la pubblicità tenda ad essere un mito.
Questo è il mio forse poco comprensibile (non sono molto brava a scrivere..)e modesto pensiero.

30/1/07 23:10  

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