mercoledì, marzo 01, 2006

A passo di Gambero 

L'ultimo libro di Umberto Eco, affronta a 360 gradi il tema della comunicazione.

La lucidissima analisi di Eco, nuovamente coglie nel segno. So che non lo dovrei, fare, ma estrapolo dal contesto, prelevando pensieri dalla presentazione del libro.

"Dopo la caduta del Muro di Berlino si erano dovuti riesumare gli atlanti del 1914, e da tempo le nostre famiglie ospitavano di nuovo servi di colore, come in Via col vento. A poco a poco col videoregistratore si è passati dalla televisione al cinematografo, con Internet e le pay-tv Meucci l’ha avuta vinta su Marconi (telegrafia con i fili) e ora l’i-Pod ha reinventato la radio."

Proseguendo il percorso indicato da Eco, posso aggiungere che anche per quanto concerne la pubblicità stiamo tornando indietro agli anni quaranta con i branded contents che assomigliano alle sponsorizzazioni delle soap opera. Dal videoregistratore analogico stiamo passando al DVR che reinventerà i palinsesti televisivi, spostando di nuovo il baricentro, nel panorama mediale, dalla distribuzione alla produzione dei contenuti come nel passato.

Terminata la Guerra Fredda, abbiamo avuto con l’Afghanistan e l’Iraq il ritorno alla Guerra Calda; riesumando il Grande Gioco kiplinghiano, si è tornati allo scontro tra Islam e Cristianità, compresi gli Assassini suicidi del Veglio della Montagna, e al grido di “mamma li turchi!”
È risorto il fantasma del Pericolo Giallo, è stata riaperta la polemica antidarwiniana del XIX secolo, abbiamo di nuovo l’antisemitismo e i fascisti (per quanto molto post, ma alcuni sono ancora gli stessi) al governo, si è riaperto il contenzioso post-cavouriano tra Chiesa e Stato. Sembra quasi che la Storia, affannata per i balzi fatti nei due millenni precedenti, si riavvoltoli su se stessa, marciando velocemente a passo di gambero.

Questo libro non propone tanto di tornare a marciare in avanti, quanto di arrestare almeno un poco questo moto retrogado.

Viviamo un periodo di transizione ed è veramente difficile comprendere se stiamo davvero tornando al passato o se le tendenze delineate sono solo un passaggio verso una nuova era.
Una cosa è certa, auspicherei un ritorno al passato limitatamente ad alcuni aspetti.

  • Il marketing della lattaia e la riscoperta delle relazioni umane negli affari
  • Il ritorno all'etica nel business
  • Il ritorno ad una comunicazione meno eterea e più vicina alle persone
  • Un revival del gusto di stare insieme, cercando di uscire dall'isolamento che stiamo vivendo anche per effetto delle tecnologie (dal walkman, al podcast, passando dal web)
Visto che è così difficile prevedere il futuro, forse vale la pena cominciare a progettarlo. Questione di buona volontà.

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