giovedì, gennaio 25, 2007

Processo all'utente 

Ho dedicato tantissimi post alla critica alle aziende e al loro comportamento spesso "predatorio" nei confronti dei loro clienti, considerati solo prima dell'acquisto e spesso abbandonati durante e dopo.

Ho criticato anche il mondo delle agenzie di pubblicità e di marketing, rimproverando loro mancanza di visione e coraggio nell'investire in ricerca e sviluppo, così necessaria in questa fase di profonda transizione.

Non posso non dedicare qualche riflessione all'utente che si è emancipato e ha imparato a raccogliere le informazioni, a fare confronti, a conversare in rete e a scegliere consapevolmente i prodotti ed i servizi da acquistare, ma che non ha abbandonato molti pregiudizi che non hanno più ragione di essere.

Sono davvero stupito quando leggo nei diversi blog di persone che reputo intelligenti una critica immotivata al marketing e alla pubblicità in generale e non specificamente ai suoi eccessi e spesso abusi.

Un conto è la critica dell'obbligatorietà, dell'invadenza, arroganza, autoreferenzialità di certe forme di comunicazione, che condivido pienamente. Non è solo una critica legittima, ma anche necessaria. Diverso è il teorizzare un mondo senza marchi, senza pubblicità, senza marketing e nel quale tutti i contenuti sono rigorosamente gratuiti. Questa è pura utopia.

La pubblicità non è solo necessaria per ogni sistema economico moderno, ma se è ben fatta crea valore per tutti. Non ha nemmeno molto senso contestare il marketing, quando sarebbe meglio richiedere al marketing di diventare più a misura d'uomo, esercitando la grande forza dell'acquisto consapevole come scelta politica.

Non amo nemmeno quegli utenti che hanno nei loro giudizi due pesi e due misure per marchi considerati amici e per quelli meno "cool". (Non fatemi fare i nomi, gli esempi sono sotto gli occhi di tutti).

L'Italia si distingue fra i diversi Paesi ad economia avanzata per un establishment che ha un atteggiamento anti-impreditoriale ed in cui la libera iniziativa viene ostacolata, in tutti i modi e in tutte le forme, quando per molte persone potrebbe essere una via d'uscita al precariato. Regolamentare, disciplinare è diverso dal soffocare.


Se vogliamo che il nostro Paese progredisca dobbiamo esercitare forti pressioni affinchè il mondo dell'offerta cambi, ma anche quello della domanda deve crescere e abbandonare le istanze tipiche dell'era della "pre-maturità".

Ricordiamoci che il marketing e la politica hanno un elemento in comune. Se noi non ci occupiamo di loro, loro sicuramente non smetteranno di occuparsi di noi che ci piaccia oppure no, tanto vale esercitare le giuste critiche in modo specifico e puntuale solo così il cambiamento sarà possibile.

4 Comments:

Blogger AAA Copywriter said...

Secondo me l'utente non è ancora sufficintemente maturo. È saturato dall comunicazione, maltrattato sul punto vendita e abbandonato dopo l'acquisto, come tu scrivi, ma non si ribella. L'unica cosa che fa è brontolare, ma all'acquisto successivo, eccolo di nuovo li...

Alex

25/1/07 17:12  
Anonymous Pier Luca Santoro said...

Caro Maurizio,
Alcune brevi considerazioni rispetto ai contenuti del tuo articolo.
I contenuti gratuiti per tutti sono assolutamente un utopia ed infatti esiste - anche se meno noto di altri - un mestiere [remunerato] che si chiama content provider.
Già dai tempi dei miei primissimi studi di macroeconomia il professore dell'epoca spiegò che la pubblicità è considerata un acceleratore e, perciò, sono d'accordo anche su questo fronte.
Sono confuso, invece, quando parli di atteggiamenti anti imprenditoriali e di maturità dell'utente consumatore.
Abbiamo avuto per 5 anni come capo del governo un imprenditore che, come si suol dire, è stato democraticamente eletto; mi pare questa la miglior riprova che non vi siano pre-giudizi o pre-concetti in tale ambito.
La domabnda si è già evoluta è l'offerta che non riesce a dare risposte adeguate e richiede protezionismi [dazi], sovvenzioni [finanziamenti statali e/o comunitari]o, in carenza di altro, si richiama a nostalgici nazionalismi.
Non credi?
Un abbraccio.
Pier Luca Santoro

26/1/07 14:18  
Blogger Maurizio Goetz said...

Caro Pierluca, purtroppo non sono arrivato alle tue stesse conclusioni.
Una per tutte vedi in diversi blogger, ad esempio, non la critica degli eccessi della pubblicità e del marketing, ma una idiosincrasia assoluta per tutto ciò che è marketing (ovviamente il marketing ha le sue responsabilità), ma anche l'utente. Sono d'accordo con Alex quando scrive che l'utente brontola in politica come quando acquista, salvo poi reiterare la scelta all'acquisto o all'elezione successiva. Se si vuole fare un'analisi corretta occorre vedere la situazione da tutti i punti di vista, perchè è troppo facile addossare responsabilità solo a qualcuno. Rispondendo poi alla tua osservazione, posso dirti che è innegabile che la burocrazia in Italia, se confrontata con quella degli altri Paesi in Europa sembra far di tutto per scoraggiare la libera iniziativa (prova a vedere una comparazione dei tempi e dei costi per aprire un'attività economica in Italia.

26/1/07 15:58  
Anonymous Sid said...

Onestamente sento di appartenere ad alcune delle "categorie d' utente" che descrivi in questo bel post: premetto che la materia mi è relativamente nuova (e per certi aspetti distante) ma condivido la tua "protesta" soprattutto quando si banalizza/generalizza e si procede per luoghi comuni... converrai con me che, nell' uso comune, il riferimento alla pubblicità e strettamente legato alla tv e da quel media, al momento, di buono esce poco...
molto diverso è l' orizzonte legato al web, in questo caso (e il fatto che legga questo ed altri blog ne è la conferma) è radicalmente diverso. Quando leggo post come quello sulla flessibilità trovo terreno comune... diciamo che condivido quei punti e con quello spirito (per quanto possibile) cerco di "navigare"...

26/1/07 18:00  

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